Italiani nel mondo, se l’eletto all’estero non ha l’Italia nel cuore: il caso di Renata Bueno (USEI) – di Ricky Filosa

Continuo a interrogarmi sull’istituzione degli eletti all’estero: sono necessari all’Italia? E il loro interesse primario, è nei confronti dello Stivale o del Paese che li ospita o che li ha visti nascere? Per esempio: Renata Bueno, eletta con l’USEI (Unione Sudamericana Emigrati Italiani) in Sud America, membro della componente MAIE alla Camera dei Deputati, in una nota dichiara: "Auspico che la positiva sinergia da sempre esistente tra il mio Paese, il Brasile, e l’Italia, possa crescere e trovare ampi spazi di convergenza". E’ parlando del Brasile che dice "il mio Paese", non parlando dell’Italia. A uno che ha la Patria nel cuore, come me, questo fatto stona.

Sì, perché si suppone che chi entra nel Parlamento italiano, massima istituzione della nostra Repubblica, si senta prima di ogni altra cosa figlio dello Stivale e si onori prima di tutto di rappresentare a Roma il popolo italiano. Non quello brasiliano, argentino, americano, francese, australiano. Renata Bueno è solo la punta dell’iceberg. La sua dichiarazione mi fa venire i brividi, perché fa crescere dentro di me il timore che qualcuno degli eletti all’estero – non tutti, c’è da augurarsi – possa “manovrare” in Parlamento pensando più agli interessi dal Paese che lo ospita, in cui vive o è nato, che a quelli dell’Italia.

Essere italiani non può voler dire soltanto avere in tasca un passaporto italiano. E’ qualcosa di più. E’ persino, in certi casi, essere pronti a sacrificare la propria vita per il proprio Paese. Renata per chi sacrificherebbe la propria vita, per l’Italia o per il Brasile? Da come parla, la risposta è scontata.

Twitter @rickyfilosa