Alla vigilia delle consultazioni elettorali ritornano puntuali come orologi svizzeri sui principali quotidiani italiani, riflessioni più o meno condivisibili, sul voto agli italiani all’estero e sulla sua presunta utilità. Come sempre si parte da un’analisi degli equilibri politici del prossimo Governo, si passa per la disastrosa esperienza del Governo Prodi del 2006 e per l’ondivagismo del signor Pallaro, per poi arrivare alle solite elucubrazioni su voto ai cittadini oltre confine, sul "perché" e sul "per come".
Ben vengano le critiche e i suggerimenti, ma così si corre il rischio di limitarsi ad inutili provocazioni che poi non portano a nulla, o meglio, gettano un po’ di ombre su un diritto inderogabile sul quale già si è ampiamente scagliata la stampa e l’opinione pubblica nazionale dopo i casi illeciti ben noti degli anni scorsi.
Allora perché questo accanimento sul voto all’estero? Perché non si cerca di capire cosa c’è dietro alla Legge Tremaglia e quanto valore ha l’esercizio del voto?
Purtroppo quello che appare leggendo il Messaggero o il Mattino di oggi è un evidente scollamento tra una parte dell’Italia e quella oltre confine, ed è proprio questo che ci deve spingere ad una rinnovata responsabilità nei confronti del Paese, per ridare una giusta attenzione ai nostri connazionali e alla loro realtà.
Non possiamo certo negare che questo scollamento è stato amplificato dall’atteggiamento non proprio partecipe ed attivo di parlamentari che più che battaglieggiare in aula e produrre, si sono dedicati ad altre "virtuose" attività.
Sono certo che i nostri connazionali non hanno la memoria corta e sapranno dare, con la loro volontà di partecipazione e dando un voto a chi davvero merita e non alla solita accozzaglia di personaggi, uno schiaffo morale a quanti ne giudicano un diritto fondamentale.
*candidato al Senato, ripartizione estera Europa, con la lista Monti






























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