Me l’aspettavo. La proposta dei "saggi" di abolire la Circoscrizione estero è arrivata inevitabile come il collasso del conoscente fortemente diabetico che continua a mangiarsi una torta al giorno o di quell’altro che, col colesterolo a 400, si pappa tranquillamente bistecconi. La valanga è partita. O la fermiamo subito o sarà troppo tardi. Ci abbiamo provato io e Ricky Filosa a gridare "al lupo, al lupo" ma nessuno ci ha dato retta. Noi, come giornalisti, avvertiamo gli umori dell’opinione pubblica, che ormai il voto all’estero lo schifa.
Abbiamo lanciato un appello a tutti gli addetti ai lavori per dare il via ad un rapido dibattito per arrivare subito a concrete proposte per riformare il voto all’estero. Ma non è servito a nulla, ci siamo solo fatti dei nemici.
Amici miei, non contiamoci favolette. Sappiamo benissimo quali sono i lati oscuri, conosciamo fatti, circostanze, nomi. Anche se non abbiamo le prove. Ma guai a proporre l’ineleggibilità dei responsabili dei patronati, ti sparano addosso da sinistra e negli ultimi tempi anche dal centro. Ma chissà perchè ad esempio se uno edita un giornaletto per gli italiani all’estero, che prende qualche migliaio di euro di contributo, non può essere eletto ed invece può esserlo chi dirige una sede di patronato. A proporre l’eliminazione delle preferenze si fa dispiacere alle liste indipendenti/civiche. Sappiamo tutti che le porcherie le fanno i candidati e non i partiti. Come sappiamo che per essere eletto spesso bastano 200 mila euro e tantissimo pelo sullo stomaco.
Vogliamo continuare così? Vogliamo limitarci a piccoli ritocchi? A dare un po’ di cipria e un po’ di rossetto ad una vecchiaccia laida nel tentativo di farla apparire come una bella gnocca? Anni fa ho provato a convincere della bontà del sistema francese col voto per collegi. Silenzio. Eppure quella sarebbe la soluzione delle soluzioni. Ma che lo dico a fare? Tanto non interessa a nessuno. E intanto la valanga rotola.
































Discussione su questo articolo