Roma – Si presentano con il nome Lista Monti, ma diventeranno parlamentari di Futuro e Libertà, candidandosi a raccogliere l’eredità dell’ex ministro Mirko Tremaglia. Sono gli aspiranti deputati e senatori che Fli ha schierato all’estero nella speranza di rubare voti al Pdl presentandosi come il partito che, togliendo l’appoggio a Berlusconi, è riuscito a incrinare quell’esecutivo tanto indigesto a molti connazionali residenti oltreconfine. Roberto Menia, coordinatore nazionale Fli, sceglie ItaliaChiamaItalia per far conoscere gli obiettivi del partito in tema di circoscrizione estero.
Onorevole Menia, quella in arrivo è la prima elezione da quando esiste Fli ed è anche la prima da quando è scomparso Mirko Tremaglia. Quanto peso avrà l’eredità del Ctim, al quale vi siete sempre apertamente ispirati, nella campagna elettorale?
“È la prima volta per Futuro e Libertà, ma non per noi che ne facciamo parte. Abbiamo garantito libertà assoluta ai nostri candidati perché siamo certi che sapranno dare voce alle tematiche maggiormente legate alle necessità degli italiani nel mondo senza alcun bisogno di ricevere indicazioni dal coordinamento nazionale. Ovviamente, ogni nostra azione è attuata nel ricordo degli insegnamenti di Tremaglia. Lui immaginava liste unitarie, diceva sempre che il frazionamento dei partiti italiani non doveva riprodursi all’estero ma, purtroppo, non è stato così. Le divisioni interne si ripercuotono inevitabilmente al di fuori dei confini nazionali’.
In base a quali parametri avete selezionato i candidati per l’estero?
“In base al parametro della riconoscibilità. Abbiamo reputato meritevoli di candidatura coloro che, svolgendo un ruolo nel proprio Paese, sono conosciuti per l’impegno profuso nella solidarietà, nell’associazionismo, nella partecipazione alla vita pubblica. Penso, ad esempio, a Joe Cossari che esce da un’esperienza come sindaco nel suo comune vicino Melbourne, in Australia, oppure ad Arcobelli che si impegna molto per la nostra comunità in Nord America tanto da aver ottenuto, in Texas, il riconoscimento della Giornata degli Italiani. In Europa è molto forte Aldo Di Biagio, parlamentare uscente la cui rielezione è per me quasi scontata. Ancora in Europa sono molto bravi e presenti nelle rispettive comunità Mario Caruso e Vincenzo Zaccarini. Il voto all’estero è simile alla vecchia votazione italiana con le preferenze, è inutile inserire in lista persone sconosciute”.
Avete valutato i candidati sulla base delle indicazioni del territorio e del mondo associativo? O avevate già una rosa di nomi tra i quali scegliere?
“Si è verificato un combinato disposto di entrambi i fatti. Le associazioni regionali sono senza colore politico e, di solito, sono utili per riconoscere le reali abilità delle persone, quando invece si candidano profili provenienti dai patronati è innegabile l’appartenenza partitica. Noi abbiamo cercato di privilegiare l’impegno nel mondo dell’italianità e della solidarietà”.
Fli si presenta all’estero come ‘Lista Monti’ anche alla Camera, e non solo al Senato come accade in Italia. Avete paura che, ormai, nessuno voterebbe per Fini?
“No, assolutamente. Si tratta semplicemente di un’esigenza organizzativa che sarebbe stata opportuna anche in Italia. Sarebbe stato inutile riproporre singole differenziazioni perché sappiamo bene che all’estero hai maggiori possibilità di raccogliere seggi se ti presenti con una sola lista omogenea. Più le liste sono frazionate, meno probabilità ci sono di eleggere rappresentanti in Parlamento”.
Il governo Berlusconi non si è certo distinto per attenzione al settore. Non temete di ereditare il malcontento verso quello stesso esecutivo del quale anche voi, inizialmente, eravate parte?
“È vero che facevamo parte del governo Berlusconi, ma è anche vero che abbiamo rotto con l’ex premier. Gli italiani all’estero hanno una percezione più reale di cosa abbia rappresentato l’ultima fase di Berlusconi e di tutto il discredito gettato su di noi, tanto che il Pdl non ha nemmeno messo il nome di Berlusconi sul simbolo per l’estero. Siamo fieri di rivendicare la caduta di Berlusconi, iniziata proprio grazie a noi. L’atteggiamento negativo nei confronti dei connazionali nel mondo era dovuto anche al legame con la Lega e gli italiani all’estero se ne sono accorti. Quando abbiamo fondato il Pdl speravamo fosse tutto diverso, ricordavamo il Tremaglia nominato ministro dal primo Berlusconi, mentre l’ultimo Berlusconi ha abolito quel ministero e ha considerato il settore di secondaria importanza, screditando la nostra immagine nel mondo con quel modo ignominioso di condurre la propria vita pubblica e privata”.
Quali saranno le prime azioni di Fli per la circoscrizione estero? Con quali ‘promesse’ contate di farvi eleggere?
“Non facciamo promesse, abbiamo imparato a non raccontare favole. È fondamentale dedicarsi al tema della diffusione della nostra lingua e cultura, che non si ottiene solo attraverso gli istituti ma anche con la promozione del turismo. Come diceva Gioberti, la vitalità della lingua è la testimonianza della vitalità di una nazione. Certamente ci impegneremo per l’innalzamento dei fondi purché non siano a pioggia, esistono poi questioni di estrema importanza come la rappresentanza che non ha trovato una soluzione nemmeno nell’ultima fase Monti”.
Qual è la sua opinione sulla situazione di Comites e Cgie? È favorevole alla rielezione o andrebbero aboliti?
“È importante razionalizzare il sistema di rappresentanza, le comunità all’estero pensano che Comites e Cgie siano ormai organi autoreferenziali sfruttati da alcune persone per costruirsi una carriera personale e che non rappresentino la realtà viva degli italiani”.
Quindi, in sostanza, li vuole abolire?
“Il sistema di rappresentanza c’è e deve esistere, ma organi come Comites e Cgie devono essere rivisitati e resi più vivi. Allo stato attuale sono organi che puzzano di burocrazia, nella nuova emigrazione sono presenti molti giovani che non hanno contatti con Comites e Cgie”.
In attesa di essere “rivisitati”, non si sa nemmeno se verranno rieletti i membri di Comites e Cgie. Qual è il piano di Fli per affrontare velocemente la questione?
“Non mi sembra opportuno organizzare subito le elezioni, piuttosto sarebbe necessario raggiungere una decisione condivisa e immediata, i nuovi diciotto eletti potrebbero considerare comunemente di proporre una soluzione parlamentare elaborata in tempi rapidi. Tremaglia sosteneva che fosse opportuno creare una piccola bicamerale, una commissione incaricata di mettere insieme gli eletti, chi vive all’estero e arriva in Parlamento si trova in mezzo alle questioni italiane e ha bisogno di fare ‘massa’”.
Ci dice che, se non si vuole risolvere un problema, allora bisogna creare una bicamerale…
“Dipende. Al posto della bicamerale si potrebbe creare una sezione apposita, concordando con i presidenti delle Camere una sessione parlamentare dedicata a questo tema nei primi sei mesi dopo le elezioni. Stiamo per eleggere un Parlamento estremamente rinnovato, con forze politiche e nomi inediti e chi viene dall’estero rischia di avere poco peso. Chi vive all’estero conosce i propri problemi ma deve farli capire a chi vive in Italia e non è semplice”.
A proposito di politica interna, è di questi giorni la lettera in cui i vostri giovani auspicano lo scioglimento di Fli per confluire verso il Partito della Nazione. Futuro e Libertà è già sul viale del tramonto?
“Bisogna vivere le diverse fasi della politica da protagonisti, c’è stato un momento in cui Fli era sulla cresta dell’onda perché ha dato il via alla nuova fase della politica italiana, oggi qualcuno dice che non vorremmo essere l’ultimo partito della seconda Repubblica, ma il primo della terza. Le sollecitazioni dei giovani sono più che comprensibili e vanno ascoltate, spesso i partiti tutelano troppo la dirigenza e non favoriscono il ricambio generazionale. Ascoltiamo con intelligenza i giovani ma non dimentichiamo che ci sono tanti giovani vecchi e tanti vecchi più energici, pensiamo all’esempio di Mirko Tremaglia”.






























Discussione su questo articolo