Italiani alll’estero, i due volti dell’italiano negli USA – di Roberto Zanni

Negli Stati Uniti sono 60,5 milioni coloro i quali oltre all’inglese parlano almeno una seconda lingua. Lo spagnolo è ovviamente la lingua più popolare con 37,5 milioni di persone, poi c’è il cinese 2,8 milioni, seguito dal tagalog 1,59 (parlato nelle Filippine), vietnamita 1,41 e il coreano con 1,14 per rimanere in Asia. Ma c’è anche il francese 1,3 e il tedesco 1,08. Sotto al milione l’arabo con 950.000 e il russo 905.000, ancora il creolo francese con 754.000. Poi finalmente al decimo posto di questa classifica, stilata attraverso il censimento del 2010, c’è l’italiano. Sono stati 723.632 i residenti negli Stati Uniti che si sono dichiarati anche italiani, almeno nella lingua. Una percentuale piccola a confronto degli oltre 18 milioni di americani le cui origini risalgono all’Italia. Coloro i quali parlano anche italiano negli States rappresentano appena l’1,2%, ma di questo gruppo il 73,5 % ha affermato anche di parlare molto bene l’inglese, il 17,1% si è fermato al ‘bene’, l’8,6% invece non lo parla bene, ma solo lo 0,8% non lo parla proprio.

Questi sono i numeri della lingua italiana negli Stati Uniti, una storia che comunque è oltre che secolare e anche se il numero assoluto di coloro i quali l’italiano lo sanno parlare, negli USA, sta diminuendo, c’è, dall’altra parte, una controtendenza, rappresentata dagli studenti americani: in aumento infatti sono i partecipanti ai corsi della nostra lingua e si fa riferimento a quegli istituti che fanno parte, completamente, del sistema educativo statunitense.

La lingua italiana negli Stati Uniti ha una storia che ormai è ultra secolare, dovuta ovviamente al grande flusso migratorio che, a cominciare dalla fine dell’800, ha portato negli USA milioni di italiani. Già nel 1910 è stato stimato che coloro i quali erano in grado di parlare l’italiano negli States erano 1.365.110, quasi il doppio di quelli di oggi. Un numero che poi è cresciuto, e notevolmente, fino al 1930 quando gli italoamericani in grado di parlare e capire la lingua di origine erano arrivati a 1.808.289. Nei decenni successivi si è poi assistito a una graduale diminuzione arrivando a 1.025.994 nel 1970, poi tra alti e bassi, si è scesi ancora fino agli attuali 723.632 rilevati dal censimento realizzato nel 2010. Se invece si va a vedere la percentuale attraverso gli stati, New York è quello che primeggia, seguito dal New Jersey, ma poi c’è anche la California, unico stato dell’Ovest, incalzato da Pennsylvania. Una geografia che rappresenta i flussi di immigrazione: New York, inteso come stato, tradizionalmente ha accolto la maggior parte degli immigranti italiani. Lì era il punto di arrivo negli States anche se poi da quelle coste gli italiani si sono, velocemente, trapiantati in quasi tutti gli stati degli USA. Ma dai numeri e dalle domande rivolte attraverso il censimento 2010, è possibile avere una mappa della lingua negli States che forse può apparire più grande e vasta di quello che si possa pensare.

Sono oltre 300 le lingue parlate negli Stati Uniti e sono state divise in 39 gruppi e prendendo in considerazione la popolazione dai 5 anni in avanti, il 21% a casa parla una seconda lingua oltre all’inglese ed è lo spagnolo ovviamente la più popolare. Dal 2005 al 2011 poi questa fetta di popolazione americana che parla anche lo spagnolo è aumentata, ma se lo spagnolo non ha avuto rivali per quello che concerne l’aumento in numero complessivo, se si guarda la percentuale invece l’incremento maggiore, dal 1980 a oggi, l’ha avuto il vietnamita. Dalla parte opposta ci sono le lingue che invece hanno dovuto accusare una diminuzione, tra queste oltre all’italiano, il giudeo, tedesco, polacco e greco. L’area metropolitana dove maggiormente si parla una seconda lingua è quella di Laredo, nel Texas. Tra gli stati invece dove si parla meno una seconda lingua c’è il West Virginia, 2%, con la California che invece rappresenta l’esatto opposto, 44%. Ma ci sono anche gruppi davvero esigui: il più limitato è quello formato da coloro che parlano il gilbertese, che fa riferimento alle Kiribati, stato insulare dell’Oceania, poi salendo c’è il lussemburghese con 707 e il basco che arriva a quota 1649, ma c’è anche il Pennsylvania Dutch, i discendenti dei tedeschi che non hanno abbandonato la lingua dei padri: sono 117.547 dei quali 38.494 l’inglese lo parlano molto meno che bene.