Italiani all’estero, Della Vedova: “Riforma Comites poco probabile, comunque decide il Parlamento”

Per il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova “è probabile che la riforma dei Comites possa non arrivare nei prossimi mesi e non so se in questa legislatura”

Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Esteri, collegato via Zoom con il CGIE

Si è svolto in videoconferenza l’incontro tra il CGIE e il Sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, Benedetto Della Vedova. All’ordine del giorno le elezioni dei Comites, previste per dicembre. L’esponente del governo italiano ha lanciato un messaggio molto chiaro: sulla riforma dei Comitati decide il Parlamento.

In teoria, ha spiegato Della Vedova, il Parlamento ha il tempo per intervenire sulla riforma di Comites e CGIE ma nella pratica, considerando anche il periodo particolare che stiamo vivendo e il tipo di governo che abbiamo, “è probabile che questa riforma possa non arrivare nei prossimi mesi e non so se in questa legislatura”.

Nel caso il Parlamento “ce la faccia ad avere un’accelerazione, il governo non lo ostacolerebbe, anzi”, ha assicurato Della Vedova, il quale ha poi ricordato che in Parlamento al momento ci sono tre disegni di legge sulla riforma di Comites e Cgie: due al Senato, presentati da Ricardo Merlo (Maie) e Francesco Giacobbe (Pd), e uno alla Camera, presentato da Massimo Ungaro (IV).

Nello specifico il ddl presentato da Merlo “è quello che ricalca più da vicino gli auspici di riforma espressi dal Cgie. Attendiamo l’evoluzione parlamentare del ddl che ha assegnato i lavori in commissione Affari esteri. Il governo accompagnerebbe volentieri un iter accelerato, ma i tempi dei lavori parlamentari sono quelli definiti dal parlamento”. “Questo è un tema legislativo e un tema delicato rispetto al quale la potestà va riconosciuta al Parlamento e in Parlamento la discussione c’è”.

Le elezioni dei Comites, ha aggiunto il Sottosegretario, per la Farnesina rappresentano “un obiettivo prioritario, alla luce della complessa esperienza determinata dalla pandemia. Importante rinnovare il rapporto coi connazionali, ripartire, anche per dare l’idea di un post pandemia. Questo è l’intento del ministero”.

CGIE: PER ELEZIONI COMITES SERVE INFORMAZIONE CHE PARTA DA TERRITORI

“Siamo convinti che la partecipazione alle elezioni dei Comites che auspica l’amministrazione si potrà raggiungere a condizione che siano i territori i soggetti attivi a rendere molto più propizia l’informazione, senza una campagna centralizzata”. Lo ha detto Michele Schiavone, segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero.

“Le elezioni dei Comites sono un’occasione da cogliere, ma ci interessa capire – ha proseguito Schiavone – come ci arriviamo e con quali strumenti. Al momento la rete diplomatica è in forte affanno e in tanti angoli del mondo ancora persiste la pandemia, condizioni che a dicembre probabilmente resteranno tali”. “Sono queste le condizioni per affrontare un appuntamento che dovrebbe riformare questi istituti di rappresentanza in un momento in cui c’è bisogno di una svolta radicale?”, domanda Schiavone, ricordando che alle elezioni del 2015 “abbiamo avuto una scarsa partecipazione con dei voti effettivi intorno al 3,5%”. Il segretario generale del Cgie sottolinea l’importanza di “sapere come si dovrà svolgere il tutto, gli strumenti e le modalità” perché “a questo punto dovremmo già avere una tabella di marcia”. Secondo Schiavone è necessario capire anche “se il governo ha previsto un piano B o il rinvio delle elezioni eventualmente per la primavera dell’anno prossimo”.

Mariano Gazzola, vicesegretario CGIE per l’America Latina, parlando a nome della Commissione America Latina, ha ribadito la necessità di avviare quanto prima, in vista delle elezioni dei Comites, una massiccia campagna d’informazione rivolta ai connazionali iscritti all’AIRE. E’ poi intervenuto a livello personale, e in rappresentanza di tutti i consiglieri CGIE vicini alla sua parte politica, quella del Movimento Associativo Italiani all’Estero, per affermare che sì, i problemi ci sono, ma la pandemia non può essere un alibi per non votare e rimandare ulteriormente le elezioni, perché così si rischierebbe di delegittimare questi organismi istituzionali e coloro che ne fanno parte: “Nei prossimi mesi si voterà in Argentina, si è votato al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari in piena pandemia. Non è questione di Covid, ma di corretta informazione”, ha evidenziato Gazzola, “non c’è la partecipazione che vorremmo perché spesso l’elettore non è informato”. Dunque sì, “è necessaria una riforma”, ma “si voti comunque quest’anno”.