Italiani all’estero, Comites Filadelfia: ecco la mia verità – di Carmine Berardi

Sapevo sin dall’inizio che ci sarebbe stata un’ardua battaglia da combattere, ma ho deciso di candidarmi perché il mio intento era quello di fare in modo che anche i giovani fossero coinvolti nel rappresentare la comunità italiana del Consolato di Philadelphia, facendomi portavoce delle nuove generazioni, e cercando di innovare il Comites con nuove idee. Grazie al sostegno e alla fiducia di molti connazionali, sono stato eletto con 238 voti su 1386 voti convalidati. Considerando 4 liste (oltre 60 candidati), sono stato sorpreso del risultato da me ottenuto: circa il 20% dei consensi.

12 consiglieri sono stati eletti e quasi tutte le varie componenti della comunità italiana sono state rappresentate. La comunità italiana della circoscrizione consolare di Philadelphia è vasta e composta da famiglie di origine italiana di prima, seconda e terza generazione; da gente come i miei genitori immigrati anni fa, fino all’immigrazione più recente, composta da ricercatori, imprenditori e vari professionisti. Ovviamente la maggior parte dei rappresentati eletti appartiene alla generazione di immigrati degli anni ‘60 e ’70, la maggior parte hanno davvero contribuito alla crescita dello stato americano e si sono saputi fare saggiamente da parte, dando spazio alle nuove generazioni e alle idee nuove dei figli della comunità italiana, quando occorreva.

Al contrario invece in ambito politico alcune di queste persone, rielette per più volte, sono lì da 25 anni, sin dalla prima istituzione dei Comites, tanto da vederlo ormai come un club esclusivo e privato e tanto da trasformare le elezioni da pure espressioni di democrazia a strumenti per perseguire egoistici fini personali e per giustificare conflitti interni da loro stessi creati nel corso degli anni.

La prima riunione è stata svolta solamente per eleggere il presidente e il segretario e per decider se mantenere la sede dei Comites aperta; la seconda per nominare i due Vice Presidenti e il tesoriere. Successivamente alla seconda riunione una lunga pausa estiva (dall’11 giugno al 19 ottobre) conclusasi solo dopo l’ intervento del console costretto, per mancanza di chi di dovere, a richiamare i Comites a causa della scadenza della presentazione del bilancio e del tempo massimo per dare un parere all’ente gestore ”American Italy Society’’. 

Anche io, in qualità di segretario, ho sollecitato più volte il presidente a convocare la riunione senza successo, ed in un atto estremo di protesta ho mandato una email con le mie dimissioni. Convocata la riunione per il 19 ottobre, ritornato sui miei passi, ho deciso, ancora più determinato a dare del mio meglio, di ritirare le mie dimissioni. Il 19 infatti ho partecipato regolarmente alla riunione come segretario e consigliere, ho firmato il verbale e votato per il bilancio e parere sull’ente gestore. Dopo che il presidente aveva esaurito i punti all’ordine del giorno, 7 consiglieri, me incluso, hanno presentato una mozione di sfiducia al presidente e io sono stato indicato dagli altri 6 consiglieri come nuovo presidente. Sono stato designato dagli altri 6 consiglieri come presidente perchè mi ritenevano l’unico in grado di sostenere una solida coalizione restituendo ai Comites quella stabilità e quell’armonia che ormai mancavano da anni; lungi da me ogni interesse personale, il nostro unico intento era quello di far tornare agli antichi splendori il ruolo dei Comites.

Purtroppo questo onesto intento ha destato i sospetti di chi ha un rapporto egoistico con il potere e nel tentativo di far rimanere in poltrona chi ci era già seduto sono stato escluso e mandato a casa con un sottile ‘escamotage’ tecnico: hanno impugnato la mia lettera di dimissioni affermando che la mia volontà fosse quella di lasciare i Comites, e tutto è stato messo in moto contro di me così che il console ha emesso un decreto per far subentrare al mio posto il primo non eletto.

Una situazione gestita in malo modo, una faccenda che di coerente ha ben poco. In ogni caso l’epilogo è stato a mio sfavore. Quello che mi sta davvero a cuore però è affermare quanto questa vicenda sia il chiaro esempio di come i Comites stiano vivendo un periodo poco chiaro e poco aperto alle idee nuove e genuine, forse quello che abbiamo tentato di fare è quello di cui i Comites hanno bisogno: un cambio generazionale in seno al direttivo, il tutto accompagnato da una buona dose di buon senso.

La domanda sorge spontanea: se lo statuto fosse modificato così da cancellare il potere assoluto del presidente, i Comites rinascerebbero? La risposta per me è chiara è limpida: sì! I Comites con l’aiuto di giovani volti e fresche idee riuscirebbero a fare di nuovo bene.

I rimorsi per un cambiamento attivo e positivo mai avvenuto a causa di un preciso gioco ci sono, ma da un punto di vista personale, anche se mi dispiace molto, sono convinto che uscire dal Comites sia la cosa migliore per me. Cerco di essere sempre fedele ai miei ideali e non voglio avere a che fare con persone che non mettono gli interessi della comunità italiana prima del loro interesse personale. Non dovrebbe esserci nessun altro fine nei Comites se non quello di fare del bene per la comunità italiana, ma purtroppo non è così. Purtroppo la poltrona ha una certa attrazione magnetica, ed il ”potere” affascina più del bene comune.

Proprio il presidente dei Comites di Philadelphia ha impersonato più volte questi ‘valori’. Il Presidente Ferrigno dopo 10 anni di presidenza non ha provato in nessun modo a fondare progetti per consentire il progresso della comunità italiana a lungo termine, finendo per negare il dialogo con chi proponesse idee nuove; sembra quasi che l’unica cosa che gli fosse stata a cuore sia l’apertura di una sede che nonostante non offrisse un vero e proprio servizio ai Comites è costata ad oggi più di 100,000 dollari. Ed anche con i recenti tagli ai fondi per i Comites, il presidente ha appena firmato un nuovo contratto di affitto.  

Il Comites di Philadelphia è sprovvisto di un sito internet, o una pagina Facebook, servizi che hanno un costo quasi pari a 0 e che consentirebbero all’intera comunità italiana di Philadelphia di farsi conoscere e di farsi notare. Ad aprile la lista di Ferrigno è stata la terza lista votata e, pur essendo presidente del Comites per ben 10 anni, ha insistito fortemente al fine di ricoprire sempre la stessa carica, e nonostante i risultati ottenuti ad ora non siano stati all’altezza è stato eletto ancora una volta presidente.

Anche io in piccola parte ho una colpa, perchè uno dei voti da lui ottenuti era il mio, ma ho fatto un errore: sperare in un futuro migliore in cui nuove e vecchie generazioni collaborassero. La necessità di rimanere saldo al suo posto ha spinto il nostro presidente a chiudersi quando invece un presidente che si rispetti dovrebbe essere aperto a discutere con tutti, evitando di spaccare il Comites in una maggioranza e minoranza, dovrebbe cioè essere capace di lavorare con tutti per il bene della comunità e mettere ogni altro interesse da parte.

Quindi a cosa serve il Comites di Philadelphia? A cosa serve un Comites che non funziona e che riceve anche fondi quando ci sono enti privati, associazioni italiane, che si autofinanziano e funzionano benissimo? 

Questa mia esperienza al Comites di Philadelphia non è certo unica nel suo genere, e questo è il motivo per cui una gran parte dei giovani non partecipano o non vengono coinvolti e quando cercano di partecipare mollano, e quei pochi che come me cercano di cambiare le cose in bene vengono tagliati fuori.

L’universo dei Comites fortunatamente è anche fatto di belle realtà che funzionano molto bene, perché hanno dei veri leader, rispettati ed amati, che danno spazio agli altri e che danno l’esempio per tutta la comunità.  

Ringrazio tutti coloro che hanno avuto fiducia in me nelle ultime elezioni, e vi assicuro che anche se non sono più un consigliere del Comites potete contare sul mio appoggio perchè continuerò sempre e comunque a lavorare per il bene della comunità italiana di Philadelphia. Vorrei anche ringraziare i 6 consiglieri che hanno riposto in me la loro fiducia in un futuro prossimo migliore. Sono stati loro a darmi la grinta e la forza necessarie per combattere per la nostra comunità in un modo onesto e trasparente.