Quando nel 2005 l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio venne nel paese degli antenati si portò via un sacchetto di terra per portarlo con sé in Argentina. Il nuovo papa, infatti, è figlio dell’emigrazione italiana. Nominato cardinale da Giovanni Paolo II, nato a Buenos Aires nel 1936, ha mantenuto forti legami con il Piemonte. Suo bisnonno era nato a Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione, in provincia di Asti ed aveva sei figli, tra cui Giovanni Angelo Bergoglio, che poi si trasferì a Torino, dove nacque il padre del nuovo pontefice, Mario Giuseppe Francesco. Che poi si trasferì in Argentina dove nacque nel 1936 Jorge Mario Bergoglio. E proprio otto anni fa Bergoglio ha visitato Bricco Marmorito, incontrando alcuni cugini. A Portacomaro un avo del futuro pontefice acquistò da un ebreo, nella prima metà dell’Ottocento, l’unica casa esistente all’epoca in questa piccola frazione. Secondo le ricostruzioni storiche, il bisnonno arrivò a Portacomaro da un paese nel nord dell’Astigiano, intorno a Castelnuovo Don Bosco, probabilmente Cortiglione di Robella, dove ancora oggi esistono numerosi Bergoglio. Dopo l’arrivo a Portacomaro, i Bergoglio costruirono anche le altre case, poi abitate dai discendenti.
La madre di Francesco I, Regina Maria Sivori, ha invece origini liguri, pur essendo nata a Buenos Aires. A rivelarlo è stato lo stesso Jorge Bergoglio nel libro intervista “Il Gesuita” scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. In queste ore si sta svolgendo una vera e propria “caccia” ai documenti contenuti negli archivi della riviera ligure di levante. Dai primi sviluppi sembrerebbe che la madre del nuovo papa sia originaria della frazione di Senagi, a Lavagna, un pugno di case tra Barassi e Santa Giulia. A suggerirlo anche il cognome della donna, Sivori, che indicherebbe proprio la collina di Santa Giulia, zona di forte emigrazione nei decenni passati proprio verso l’Argentina. La conferma è giunta ieri sera da una nota della Regione Liguria in base ad ”informazioni arrivate all’assessorato regionale all’Emigrazione” e che sono ”ancora da verificare nella loro completezza”. Anche nel ramo paterno del Papa vi sarebbero ascendenti liguri: la nonna materna si chiamava Margarita Vassallo. La famiglia Bergoglio emigrò da Torino a Buenos Aires nel 1929, dunque in piena epoca fascista, a bordo di uno dei transatlantici che portavano migliaia di italiani dall’altra parte dell’Atlantico. Mario Bergoglio divenne impiegato delle ferrovie, la signora Regina ebbe cinque figli. Proprio al termine dell’ultimo parto divenne paralitica. Il futuro papa è cresciuto nel barrio di Flores, nella zona centrale della città, seguendo Avenida 25 de Mayo, partendo da Puerto Madero. Il nome del quartiere deriva da San José di Flores. San José (San Giuseppe) è stato il santo scelto per proteggere la prima cappella di questo posto, mentre Flores è il cognome di Juan Diego Flores, uomo molto ricco ed ex proprietario delle terre che oggi costituiscono il quartiere. Flores è considerato uno dei quartieri più classici e rappresentativi di Buenos Aires.
C’era un tempo in cui Genova e Buenos Aires erano quasi un’unica città, distanti un oceano di mare. Nello stesso periodo i due porti avviarono in contemporanea lavori di ampliamento per reggere il traffico commerciale e umano tra Europa e Sud America. Così, a metà dell’800, venne rivista interamente la zona di Ponte dei Mille con la costruzione di un nuovo pontile e la demolizione della chiesa di San Tomaso e del promontorio di Caput Arenae. Più o meno negli stessi anni, esattamente nel 1854, a fronte dell’aumento degli ingressi di emigranti italiani, il governo dello Stato di Buenos Aires istituì un’apposita commissione che favorì l’apertura, tra anni dopo, di un centro di accoglienza, che divenne poi, all’inizio del Novecento, il famoso Hotel de los Inmigrantes. Non sappiamo se i Bergoglio si appoggiarono a questo enorme edificio, una volta approdati in Argentina oppure se fecero riferimento a qualche parente o compaesano, come avveniva spesso in questi casi. L’emigrazione era una sorta di catena indotta. E sicuramente sia dal Monferrato piemontese sia dal levante ligure le rotte dell’emigrazione erano tracciate già da metà ottocento quando Genova divenne il porto di partenza degli italiani desiderosi di farsi una vita nuova. Da Genova è iniziata gran parte della storia argentina, contadini liguri, piemontesi, toscani, emiliani, veneti che sono diventati proprietari agricoli, bambini che crescendo hanno fatto una nazione, donne che hanno portato l’emancipazione, profughi politici che hanno costruito i partiti e sindacati, braccia umane e menti disposte a crearsi una vita nuova senza dimenticare le proprie radici. Al loro arrivo li attendeva l’Hotel de los Inmigrantes, un palazzo lungo cento metri, largo 26, quattro piani in cemento armato per quattro mila persone, grandi spazi interni tutti accessibili da un corridoio centrale, fornito di cucine a vapore e mense, camerate, bagni, docce. A differenza di altro luoghi simili di accesso al Nuovo Mondo (pensate a Ellis Island di New York), qui l’emigrante aveva una vita attiva fin dallo sbarco. Gli uomini potevano uscire a cercarsi un contratto oppure passavano il tempo alla Officina de trabajo per mettersi alla prove di fronte a eventuali offerte da lavoro e partecipare a corsi professionali, le donne pulivano, i bambini imparavano la nuova lingua.
Bisognava sopportare lunghe file per accedere al pranzo, distribuito dalle 11 alle 12 e alla cena, dalle ore 18. Alle ore 15 i bambini avevano diritto anche alla merenda. Dopo cena, invece, si tenevano conferenza sulle storia e l’attualità dell’Argentina. Quando un consistente numero di persone aveva ottenuto il lavoro veniva accompagnata in gruppo alla stazione ferroviaria. Una folla faceva ala a quel corteo di nuovi cittadini. Poco curato e poco visitato, per niente valorizzato, quello che celava le radici del Paese è diventato un edificio secondario, anche se adesso sono in corso progetti di rilancio. Una funzione importante continua a svolgerlo perché là è conservata una banca dati di circa 4 milioni di registrazioni d’ingresso con i registri di arrivo dei migranti tra il 1882 e il 1927. Un ufficio a cui si rivolgono in tanti, specialmente coloro che, desiderosi di ricevere il passaporto della nazione di origine, cercano i dati relativi al primo avo che ha toccato terra a Buenos Aires, in un paese dove la metà dei cognomi sono italiani.
































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