Italiani all’estero, voto elettronico per elezioni Comites – di Stefania Pesavento

Il Consiglio dei Ministri ha approvato (in esame preliminare) uno schema di regolamento che si propone di modificare la disciplina corrente dei Comites. Il voto per le prossime elezioni che si dovranno tenere obbligatoriamente entro la fine del 2014, sarà solo ed esclusivamente elettronico. Niente più schede e buste recapitate a casa. Solo codici di accesso. Per un voto che secondo le istituzioni italiane sarà addirittura più sicuro, “inalterabile” ed immediatamente acquisito dal “portale dedicato del Ministero degli Affari Esteri”. Una vera e propria rivoluzione, che vede molti italiani all’estero concordi nella necessità di attuare questa novità tecnologica e molti preoccupati da un’iniziativa “non proprio adatta a tutte le generazioni”.

Proposta dallo stesso Presidente del Consiglio Enrico Letta e dal Ministro degli esteri Emma Bonino, la misura cambia i connotati del voto all’estero. E si configura come un risparmio netto delle risorse pubbliche. Sul testo verranno acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari di merito. Siamo pronti per questo importante cambiamento? Sarà vantaggioso per gli italiani all’estero? Fomenterà i rapporti tra l’Italia e i cittadini residenti all’estero? Ecco cosa ne pensano alcuni rappresentanti della collettività italiana in Uruguay.

Mario Lannuti Bonanni – Presidente Associazione Abruzzese di Montevideo: “Vedo un problema immediato in tutto questo: una grande parte degli italiani elettori all’estero non lo sanno usare il computer. Dovrebbero imparare o dovremmo organizzarci per insegnare loro come fare. Nella mia associazione i giovani non mancano per fortuna e in questo senso avremo meno problemi e potremo essere facilitati per quanto concerne l’insegnamento informatico basico (quello per poter votare). Ma gli altri? Noi collaboreremo con le istituzioni per insegnare, per abituare al voto elettronico se sarà necessario, ma molto dipende da come si implementerà il nuovo voto. Di positivo c’è che è un buon modo per essere più vicini all’Italia, per aiutarla in questo momento di crisi, affinché si riprenda. Ma questa riforma va studiata, serve tempo. Si risparmierà sulla spesa degli invii cartacei, per non dimenticare quel 20% degli invii che non arrivavano a destinazione. Credo che questo nuovo metodo sia migliore del precedente, ma va divulgato. C’è da sperare che ogni associazione insegni ai suoi soci come fare. E che chi non riesce a votare da solo nel farsi consigliare non faccia votare altri”.

Renato Palermo – COMITES: “Il sistema non sarà sicuramente un sistema perfetto, avremo sicuramente delle difficoltà. Ma arrivati a questo punto dobbiamo votare. Votare i membri del Comites e del CGIE. Se anche non sarà un sistema perfetto almeno lo  introdurremo, poi potremo pensare a migliorarlo. Grazie a un sistema di voto elettronico credo anche che potremmo incentivare quella che è la comunicazione tra i cittadini italiani e le istituzioni. In questo modo il Consolato potrà avere a disposizione i recapiti e-mail di tutti i votanti. Serve la collaborazione di tutti, ma senza dubbio il livello di comunicazione si potrà vedere beneficiato”.

Mariuccia Piceda, Corrispondente Consolare di Carmelo: “Sarò sempre la solita realista disincantata. Queste cose non si implementano dalla sera alla mattina. Per i giovani va benissimo, ma per i meno giovani e gli anziani si può trasformare in un problema di non poco conto. Però è vero che c’è un percorso di evoluzione da seguire, siamo tutti sempre più tecnologici e questa è la via del futuro. Può diventare un vantaggio. Anche se ho dei dubbi sulla sicurezza del voto elettronico. Chi ne sarà il responsabile? La gente già vota poco, non crede alla politica e ai politici. Sono ben pochi coloro che si spendono per il bene comune, per la collettività. Mio padre diceva sempre che se il male vuole avanzare basta che i buoni non facciano niente… L’Italia non pensa tanto alle sue collettività all’estero. A volte non ci pensa proprio, se non ne ha bisogno. La priorità è per il business, per le collettività ricche. La storia, gli emigranti che mandavano le rimesse e hanno contribuito alla ricostruzione, passano in secondo piano. Chissà che questa riforma ci possa riavvicinare”.

Marta Martínez Ambrosini, Agente Consolare Onorario Tacuarembó e Durazno: “Penso che ci saranno delle difficoltà, qualcuna di nuova e ulteriore a quelle che già conosciamo. Molti non sanno usare il computer e internet. Si potranno evitare tanti inghippi del voto per corrispondenza, però. Il modo con il quale si implementerà il sistema sarà determinante, si tratta comunque di una rivoluzione e come tale va studiata. Con la rete consolare diffusa in tutto il Paese non sarà impossibile organizzarsi, ma dobbiamo vedere come si strutturerà il progetto. Vedremo”.

Anna Claudia Casini, Associazione Marchigiani nel Mondo di Montevideo: “Il cambiamento è importante, difficile e mi vede perplessa. Con tutti i nostri anziani si tratta di un’esperienza complessa. Io ho 63 anni e quindi non sono una giovincella, ma quest’innovazione ci coglie poco preparati. Il voto diventa una procedura fredda e non credo saremo preparati a tutto questo”.

Claudio Melloni, Associazione Emiliano Romagnola Emigrati in Uruguay: “Questa riforma è praticamente inevitabile. A livello mondiale si va verso la riforma del voto con l’implementazione del voto elettronico. In Brasile questa modalità è già una realtà. Inevitabile, è il nostro futuro prossimo. Non credo però che siamo pronti a questa novità. E non voglio dire che non vada bene. Semplicemente non siamo pronti. Il voto è personale e segreto. Allora, come potremo tutelare personalità e segretezza se chi vota è anziano e non sa usare un computer? Il ‘consigliere’ che aiuterà a votare si trasformerà in una specie di manipolatore del voto, se vogliamo. E comunque, la segretezza? Che ne sarà di questa? Vorrei anche aggiungere che è abbastanza audace pensare di implementare il voto elettronico all’estero senza che sia prima una realtà su base nazionale. E’ il futuro, certo, ma bisogna andare per gradi. Sicuramente alle elezioni successive, tra 3 o 4 anni, saremo più preparati. Bisogna insegnare alla gente come votare e in questo il ruolo delle associazioni sarà molto importante”.

Dario Camirotti, Società Italiana di Flores: “La proposta mi sembra molto interessante e pensando all’Uruguay, contiamo con la tecnologia necessaria. Internet è molto diffuso e la gente lo sa usare, più o meno bene. Ma lo usa. Connettere tecnologia e risparmio è assolutamente positivo. Poi, che il primo esperimento di voto elettronico sia all’estero è discutibile, non siamo abituati. Le istituzioni e il Consolato dovranno diffondere informazioni. Lavorare con le associazioni e fomentare la partecipazione. Plaudo all’iniziativa, è molto attuale, moderna”.

Martha Lasaponara, Responsabile Sportello Basilicata Uruguay: “Iniziativa innovatrice, positiva. Pratica e utile. Bisogna che ci prepariamo e impegniamo sin da ora per ottenere dei buoni risultati”.