Italiani all’estero, ecco perché Guglielmo Picchi (PdL) non dovrebbe essere candidato

L’ufficio di presidenza del Popolo della Libertà ha messo a punto il documento su cui ci si baserà per la composizione delle liste elettorali. Fra i punti contenuti nel testo di tale documento, si legge: “In ogni caso non potranno essere candidati coloro che si siano comportati in modo scorretto nei confronti del Popolo della Libertà e del mandato degli elettori, organizzando, favorendo o tentando fratture nei gruppi parlamentari, che abbiano operato per mettere in difficoltà il governo Berlusconi, che abbiano espresso sistematicamente voti in dissenso”.

Leggendo queste righe, ci viene in mente subito un nome: Guglielmo Picchi. Picchi è il deputato del PdL eletto nella ripartizione estera Europa. Considerato un “malpancista” dalla stampa nazionale – lo abbiamo letto su Corriere e ilGiornale, per esempio – e da alcuni esponenti PdL, ha partecipato più volte a riunioni carbonare organizzate in gran segreto in lussuosi hotel di Roma (presente anche Stracquadanio, che di fatto poi ha lasciato il partito).

Picchi è colui che non troppo tempo fa, alle prime difficoltà del PdL, scrisse ad alcuni suoi colleghi parlamentari un sms breve ma inequivocabile: “mi dispiace, lascio il partito, vado con l’Udc”. Poi però Casini, dopo essersi informato, decise che era meglio lasciare Picchi dove stava…

Non è finita qui: Guglielmo Picchi è fra i deputati del PdL che più volte, in Parlamento, hanno votato in modo contrario rispetto all’indicazione del proprio partito. Li chiamano “voti ribelli”. I voti contrari di Picchi sono ben 214. L’eletto all’estero ha dunque votato 214 volte diversamente dal Gruppo parlamentare di appartenenza. Ci pare abbastanza per dire che abbia “espresso sistematicamente voti in dissenso”.

Dunque, l’interrogativo è d’obbligo: che ci fa il nome di Guglielmo Picchi nella lista del PdL in Europa?