Imu, inqualificabile fare cassa sulla pelle degli italiani all’estero – di Gianmaria Italia

Caro direttore,

     nell’intervista di Maria Grazia Tramontano al deputato Marco Fedi, Pd, si leggono delle riflessioni un poco contraddittorie a proposito dell’Imu sulle case degli Emigrati. Vediamo di portare il tutto a dei punti fermi figli anche della logica.

La casa lasciata sfitta in Italia dall’emigrante non è paragonabile a quella di chi si sposta in un’altra località nazionale perchè nel primo caso il nostro connazionale che vive all’estero non occupa alcun immobile in Italia; con d.l. 201/2011 (governo Monti) veniva data facoltà alle singole amministrazioni di assimilare ad "abitazione residenziale" detta casa lasciata sfitta in Italia da iscritti all’AIRE. Molte amministrazioni di Sinistra (Ancona, Bari, Bologna, Genova, Torino ecc…) lo fecero e non mi risulta che autorità UE l’abbiano censurata.

La legge 80 del 23.5.2014 (governo Renzi) ha tolto questa facoltà riservando l’attribuzione di "prima casa" ai soli emigrati pensionati che non abbiano alcuna altra proprietà in Italia; gli altri si trovano invece a pagare un’esosa Imu come "altri fabbricati" e una Tasi che, indipendentemente dall’importo, è del tutto "fuorilegge" in quanto le tasse si pagano per servizi di cui ci si avvale; domando ai parlamentari: di che servizi comunali si avvale un nostro emigrante se vive all’estero? Proprio il deputato Fedi può, più di altri dato che vive in Australia, riconoscere questa incongruenza.

Ciò detto, mi si permetta di affermare che è inqualificabile fare cassa sulla pelle degli emigrati. Apprezzo le iniziative del parlamentare Fedi e di chi con lui si attiva per un riconoscimento di legittimi benefici ai nostri connazionali iscritti all’AIRE, ma non si può cominciare a stabilire definitivamente l’esenzione da tasse comunali e aliquote Imu inferiori per detti immobili?  I migliori saluti,

Gianmaria Italia