La Turchia arriva con una proposta ‘last minute’ al vertice con i leader europei sulla crisi dei migranti. Turchia che alza la posta e chiede altri 3 miliardi, ma offre anche di più. Il Paese della Mezzaluna, che già ospita due milioni di profughi, propone all’Ue un sistema di reinsediamenti secondo uno scambio di ‘uno a uno’, dicendosi disposto a riprendere tutti i migranti che hanno raggiunto illegalmente l’Ue da una certa data in poi (non in modo retroattivo), sia quelli economici che i richiedenti asilo. Ma per ogni profugo siriano riammesso, chiede che i Paesi dell’Unione ne accolgano uno in modo legale dal suo territorio. In contropartita Ankara chiede tre miliardi aggiuntivi (oltre ai tre già previsti) per il 2018, che l’Europa dovrebbe stanziare sulla base di progetti per migliorare le condizioni di vita dei profughi; l’apertura di cinque capitoli per il processo di adesione Ue (gli stessi che aveva messo sul tavolo gia’ a novembre); la liberalizzazione dei visti a giugno, anziche’ ottobre; e ‘aree umanitarie sicure’ in Siria.
Intanto Matteo Renzi, come altri colleghi, a partire dal britannico David Cameron, ha sollevato la questione della liberta’ di stampa al pranzo col premier turco Ahmet Davutoglu, ha chiesto un riferimento nelle conclusioni del summit, minacciando altrimenti il veto a tutto l’accordo. Il premier italiano è stato chiaro: senza un chiaro riferimento alla difesa della liberta’ di stampa nelle conclusioni del summit, l’Italia non firmera’ alcun accordo con la Turchia. Così il premier minaccia di porre il suo veto durante il braccio di ferro durissimo tra l’Unione europea e la Turchia che segna questo vertice straordinario sull’emergenza migranti. Il premier italiano pone un paletto chiarissimo, nel giorno in cui il governo di Ankara, a sorpresa, alza la posta del negoziato con Bruxelles, lanciando all’ultimo minuto nuove richieste.
Secondo quanto riferiscono fonti del Consiglio, l’idea di una sorta di ricatto, posto dalla Turchia a un’Unione dilaniata dalla crisi migranti, non e’ piaciuta a nessuno. Anzi, pare che la mossa turca sia stata definita da tutti, compresa l’Italia, quanto meno eccessiva nel metodo e nel merito. Soprattutto alla luce del fatto che sull’argomento avevano lavorato in tanti, nei giorni scorsi, a partire del presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Un lavoro delicato che e’ stato spazzato via dagli eventi. Tuttavia, l’impegno di tutti, con il governo italiano in prima linea, a fianco soprattutto della Merkel e della Commissione, e’ quello di cercare una soluzione soddisfacente, in modo da consolidare Schengen.






























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