Immigrati, la rivolta degli italiani contro gli invasori stranieri – di Mario Galardi

Da tempo avevamo previsto che sarebbero scoppiate violente proteste di cittadini, che si stanno ribellando contro un’invasione per la quale non era stato chiesto il loro parere, e tanto meno ottenuto il loro assenso. Molti sostenitori della sciagurata operazione Mare Nostrum (nome infelice, perchè è diventato il mare libero per gli scafisti commercianti di uomini), adesso ci vengono a fare un’incredibile ramanzina, dicendoci che occorre “evitare una guerra tra poveri”.

Quale guerra tra poveri? Non si possono mettere sullo stesso piano i cittadini italiani e gli extracomunitari che sbarcano a migliaia sul nostro territorio. I “poveri” a cui si allude, sono cittadini italiani, legittimi residenti nella propria terra e proprietari delle proprie case. Sono i cittadini che il governo dovrebbe salvaguardare, invece di assumere un incredibile atteggiamento di equidistanza.

L’Italia è caduta nella peggior crisi economica e sociale della sua storia repubblicana. Non esistono ragioni, né esistono possibilità logistiche e di lavoro, per accogliere sul nostro territorio centinaia di migliaia di extracomunitari, che nessuna nuova e malaugurata legge permissiva potrà mai trasformare in italiani, nonostante quello che dicono e scrivono tanti intellettuali e giornalisti nichilisti, che predicano il buonismo sulla pelle degli altri, e che in casa propria non accolgono nessuno.

Ma cosa potevamo aspettarci? Dopo la fraudolenta emarginazione di Berlusconi; dopo tre governi non eletti dagli italiani; dopo la secessione di Alfano e soci; dopo l’elezione della Boldrini a presidente della Camera (la quale un giorno sì e l’altro pure ci ammannisce le sue insopportabili prediche in favore dei rom e dei migranti musulmani); dopo l’eliminazione della legge Bossi-Fini e del reato di immigrazione clandestina; con la presenza di una sinistra che è lungi dall’essere ininfluente e che può contare su molti sostenitori nei media e nella tv; dopo e a conseguenza di tutto questo, l’Italia è diventata una terra di conquista.

Altro che ripresa. Quello che è in atto, è un progressivo degrado delle periferie cittadine, che favorisce e facilita il diffondersi della delinquenza e della droga. Mai avevamo dovuto constatare tanti incidenti provocati da persone ubriache o sotto gli effetti della droga. Mai si era dovuto assistere a tanti episodi di delinquenza, che non si può più definire minore. Se si potessero avere e pubblicare statistiche su coloro che ne sono i responsabili, siamo certi che la percentuale relativa, tra italiani e stranieri immigrati, indicherebbe che è molto maggiore per questi ultimi. E non ci vengano a raccontare che “dire che i rom rubano, è come dire che gli italiani sono mafiosi”. Si abbia finalmente il coraggio di dire la verità, di cui sono coscienti la stragrande maggioranza degli italiani, e di non nascondere come stanno le cose. Non lo chiediamo certo alla Boldrini, ma ci rivolgiamo alla riflessione dei cittadini, che prima o poi saranno richiamati alle urne.

Vogliamo ancora sperare che Berlusconi rettifichi pubblicamente la sua apertura alla concessione della nazionalità per mezzo dello ius soli. Se questa legge, con un colpo di mano parlamentare, dovesse essere approvata, sarà una sciagura definitiva per l’Italia e la premessa per un non lontano dissolvimento della nostra società e delle sue tradizioni, con i suoi pregi da difendere e i suoi difetti da correggere. Ma è la “nostra” società. Comprese le opere d’arte che rappresentano la figura umana. Compresi i vigneti, da cui si fa il vino. Compresi gli allevamenti di maiali, da cui si fanno i prosciutti. Compresa la libertà delle donne di andare da sole (se i delinquenti permettono) e a testa scoperta. Compresi il crocifisso nelle scuole, compresi i presepi e le festività di Natale e di Pasqua, che ognuno è libero di festeggiare o meno.

Desideriamo aggiungere un’osservazione, per svelare quanto siano subdole certe affermazioni che, nostro malgrado, dobbiamo ascoltare dagli schermi della Rai. In un collegamento da New York, il corrispondente de La Rebubblica ha parlato di una sua visita nella Silicon Valley californiana, ed ha voluto farci notare che, contrariamente a certe resistenze degli italiani (ovviamente si riferiva a chi la pensa come noi), laggiù sono aperti a tutte le nazionalità, provenienze e religioni.

Surrettiziamente, questo giornalista cercava di equiparare le centinaia di giovani preparati e gli scienziati che hanno fatto grande la Silicon Valley, con la massa di immigrati che continua ad assalire le nostre regioni. Di due cose può star certo l’inviato de La Repubblica. Gli immigrati che stanno arrivando, difficilmente creeranno da noi una nuova Apple o una Microsoft. E negli Usa, nonostante che siano meno popolati e molto più grandi dell’Italia, non è consentito arrivare con i barconi e a centinaia di migliaia. Perchè negli USA (si informi l’inviato) hanno la Coast Guard, le cui direttive sono molto diverse da quelle assegnate all’operazione Mare Nostrum.