Il testamento di Silvio Berlusconi – di Flavia Paradiso

Per Forbes, celebre testata americana di economia e finanza, Silvio Berlusconi, con un patrimonio stimato di 6.5 miliardi di dollari, si consolida anche quest’anno tra i 180 uomini più ricchi del mondo. Nel 2011 la stessa rivista, riconoscendone la indubbia leadership, lo incorona tra i 21 influencer più potenti. Indipendentemente dal credo politico di ciascuno, non si può dire che l’ex premier non sia tra la cerchia di "quelli che contano". Uno che la politica l’ha fatta e l’ha anche "subita".  

Aprendo un qualsiasi vocabolario di greco, alla voce "πολιτικός" si è colti da varie possibili interpretazioni da riferire al termine stesso. Il primo significato che si dà alla parola però  è "proprio dei cittadini". Anticipando il termine τέχνη al già citato πολιτικός, Platone arriva a definire così l’arte politica, l’arte di governare. L’adozione di una tecnica sottintende  ovviamente che vi siano degli obiettivi da raggiungere e che vi debba essere una strategia politica. Quella con cui probabilmente Silvio richiamò il suo elettorato ormai più di un ventennio fa si chiamava "libertà".

"L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere d’imprenditore. Qui ho anche appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo, e di occuparmi della cosa pubblica, perché non voglio vivere in un Paese illiberale governato da forze immature, e da uomini legati a doppio filo, a un passato politicamente ed economicamente fallimentare".

Il Cavaliere si presenta per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1994 e viene nominato Presidente del Consiglio dei Ministri dall’allora presidente Scalfaro. Inizia così per Silvio un cammino politico che lo porterà a percorrere da protagonista un sentiero scandito da quattro legislature. Quattro gli incarichi da premier per un totale di 3340 giorni di governo. Nel Febbraio 2013 viene eletto Senatore ma la condanna per frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita nel processo Mediaset convincono gli stessi onorevoli a votare a favore della sua decadenza. La condanna gli costerà anche un ammonimento da parte di Bankitalia che lo esorterà a cedere più del 20% delle sue quote per rimanere così intorno al 10%, percentuale considerata già di rispetto per un “condannato”. Silvio, allontanato da Palazzo Montecitorio e da Palazzo Madama, torna così a presiedere le mura di un altro Palazzo, Palazzo Grazioli, sua residenza ufficiale dal settembre 2013.

Un recente malore avuto dal Cavaliere ha fatto temere sulle sue condizioni di salute. L’intervento a “cuore aperto” da poco subìto ha inevitabilmente trascinato con sé le prime considerazioni in merito ad una futura ripartizione dei beni dell’ex premier. Ripartire una successione a 9 zeri non è facile. La posta in gioco è troppo alta per concedersi errori. Non si parla solo delle sorti della destra italiana, oggi ridotta quasi al ruolo di co-protagonista e pertanto bisognosa di un leader che possa ridarle la giusta voce in un dibattito sempre più dicotomico. Una vittoria di Parisi a Milano potrebbe aprirle un nuovo spiraglio. La famiglia Berlusconi, già impegnata nella gestione di un’eredità miliardaria, non sembra essere interessata a ritagliare tempo per la politica. Il destino di Forza Italia potrebbe allora essere affidato alla senatrice Maria Rosaria Rossi, meglio conosciuta come “la badante” per la sua onnipresenza nella vita di Silvio, o a Paolo Romani, capogruppo al Senato che sembra non perdere occasione per rivendicare l’importanza del suo ruolo.

Si discute dunque sul fronte interno in merito alla possibile leadership di partito. Ad oggi, la Rossi detiene il potere firmatario, concesso dal premier sulla base di un rapporto fiduciario maturato nel corso degli anni ed è rappresentante legale di Forza Italia. Ma Berlusconi, il cui il giudizio in merito all’operato politico si rimanda agli elettori, nasce imprenditore. La politica rappresenta solo la naturale conseguenza di un percorso contrassegnato da spiccate doti imprenditoriali e da un eclettismo reazionario e rivoluzionario.

Fininvest. Stimata la holding più potente di Italia e fondata da Berlusconi nel 1978 dovrebbe essere spartita tra i primogeniti, Marina e Pier Silvio, figli della prima moglie, oggi i principali azionisti dopo il padre. Ognuno, ad oggi, ne ha il 7,6%. Marina, già presidente della holding, ha ereditato anche le redini del gruppo Mondadori controllato dalla Fininvest e di cui, probabilmente, in assenza del padre, diventerebbe l’azionista di maggioranza.

Sul fronte Milan di cui Barbara (primogenita dei tre figli avuti con la Lario) è amministratrice delegata bisognerebbe invece discutere sull’eventualità di vendere la squadra ad acquirenti cinesi. Ma il fratello del Cavaliere, Paolo, ha ribadito che ciò accadrà solo nel caso in cui questi potessero offrire delle ipotesi di crescita concreta per la società a cui il Cav ha sempre dimostrato affezione e fedeltà.

Se negli ultimi anni si è più volte guardato all’attuale premier Renzi come all’erede indiscusso di quell’ars oratoria e di quelle doti comunicative da sempre associate a Berlusconi, in campo economico si dovrebbe parimenti auspicare che dalla possibile divisione in più parti di un impero economico di tal calibro, ne possano derivare delle realtà forti e ben organizzate che trasformino i rispettivi dogi nei nuovi volti dell’economia.