IL RAPPORTO | Sempre più italiani all’estero, sono 5.5 milioni

Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%

Sempre più italiani decidono di trasferirsi all’estero. Un trend, questo, che negli ultimi anni non è mai cambiato. Lo si evince dai dati contenuti nel Rapporto Italiani nel Mondo 2020, presentato nelle scorse ore.

Dal rapporto emerge che al 1° gennaio 2020 la popolazione residente in Italia è composta di 60.244.639. Alla stessa data gli iscritti all’AIRE sono 5.486.081, il 9,1%. In valore assoluto si registrano quasi 198 mila iscrizioni in più rispetto all’anno precedente (variazione 3,6%).

Se a livello nazionale la popolazione residente si è ridotta di quasi 189 mila unità, gli iscritti all’AIRE sono aumentati nell’ultimo anno del 3,7% che diventa il 7,3% nell’ultimo triennio. Tutti i contesti regionali con due sole eccezioni (nel 2019 erano quattro) – la Lombardia e l’Emilia-Romagna – perdono abitanti mentre gli iscritti all’AIRE crescono in tutte le regioni.

Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%. Una crescita ininterrotta che ha visto sempre più assottigliarsi la differenza di genere (le donne sono passate dal 46,2% sul totale iscritti 2006 al 48,0% sul totale iscritti 2020).

La collettività italiana all’estero, nella sua generalità rispetto al 2006, si sta ringiovanendo a seguito delle nascite all’estero (+150,1%) e della nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia da protagonisti giovani e giovani-adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni).

D’altra parte, però, la comunità “storica” costituita da prime e seconde generazioni va sempre più invecchiando e a ciò occorre aggiungere alcuni recenti fenomeni – quello del “migrante previdenziale” in primis che ha avuto il suo culmine nel 2018 e, in parte, anche quelli del “migrante genitore-nonno ricongiunto” e del “migrante di rimbalzo” – che portano oggi a registrare un aumento degli iscritti all’AIRE, con età superiore ai 65 anni, del +85,4% negli ultimi 15 anni.

Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, aprendo i lavori di presentazione del Rapporto Migrantes, ha detto: “Non ci siamo lasciati scoraggiare, la distanza non è assenza ma essere diversamente presenti. Questa giornata è un riconoscimento importante per il lavoro portato avanti in questi anni. La distanza non potrà rovinare nulla a chi, come noi, è abituato ad essere diversamente presente e multisituato”.

Per Licata il rapporto è frutto di un lavoro “transnazionale”: “Abbiamo dedicato alla mobilità italiana il nostro cuore, la nostra mente, la nostra professionalità, il nostro tempo ed è oggi per noi un giorno di festa”.

Alla presentazione del Rapporto hanno preso parte il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, che ha ricordato come “la mobilità fa parte della nostra quotidianità” e Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes: “L’Italia è cambiata e continua a cambiare, oggi ridiventando paese di forte emigrazione. Partono ancora, sempre più numerosi e con numeri dalla lettura complessa”.