Il centrodestra alla ricerca di un leader – di Marco Zacchera

La piazza di Bologna con la manifestazione della Lega cui domenica hanno aderito anche Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi è stata doppiamente riempita da Matteo Renzi che sembra non rendersi conto, forse perché troppo acriticamente supportato dai media, che a parlare da quel palco non sono stati solo tre leader dell’opposizione ma anche, precedentemente, una decina di persone normali, diverse per età e professione, tutte a sottolineare con parole semplici ma assolutamente concrete come la realtà del Paese non sia proprio quella dipinta da giornali e TV.

Ma il fatto politico più importante è che a riempire quella piazza è stato proprio Renzi anche per la sua nuova, squinternata ed incostituzionale – vedrete! – legge elettorale, che spinge a formare liste uniche di coalizione (e non più liste separate) per conquistare nel futuro parlamento a camera unica il premio di maggioranza.

Non bisogna essere né maghi né veggenti per capire che se una coalizione di centro-destra si presenta compatta può vincere le elezioni, soprattutto se a sinistra ci sarà uno strappo tra moderati ed estremisti, complice il Movimento Cinque Stelle che attirerà un numero considerevole di voti, ma statisticamente più dalla sinistra che dal campo avversario.

Bologna è stato quindi un primo passo concreto per un centro-destra unito e che per essere vincente deve recuperare e convincere tutte le varie schegge e spezzoni, da Fitto a quel che resta del centro.

Se però è facile riempire una piazza, la vera difficoltà è saper costruire contenuti e punti programmatici chiari ad evitare – come è avvenuto in passato – che una volta vinte le elezioni ci si disintegri al primo scoglio e alla prima polemica. Sullo sfondo resta anche il problema della leadership, perché pensionato Berlusconi (che si guarda bene dal scegliere un proprio delfino considerandosi più o meno eterno, ma anche per cercare così di contenere le rivalità interne) ecco che Matteo Salvini conquista facile lo scettro del leader.

Il problema è che se oggi fosse opposto all’altro Matteo in un ipotetico ballottaggio rischierebbe fortemente di perdere, sia perché in una larga parte d’Italia è considerato poco digeribile, ma anche perché un conto è protestare e un altro dimostrarsi all’altezza di governare. Salvini può così essere addirittura l’oppositore perfetto per Renzi che giocando anche con la demagogia e l’appoggio dei media cercherà di colpirlo con la solita demagogia e agitando fantasmi. Salvini ha indubbiamente dei numeri, ma non riesce oggi a rappresentare l’anima e il cuore di un intero schieramento. Sarebbe forse più utile, per un centro-destra che volesse veramente vincere e governare a lungo, trovare e costruire qualche altro leader meno attaccabile, ma che non appare purtroppo all’orizzonte anche perché non lo si vuole cercare.

Un tecnico, un imprenditore, un esponente culturale, un giornalista, ma soprattutto un leader (o finalmente una leader!) capace di esprimere emozioni, volontà di rinnovamento, concretezze e taglio ad esperienze passate. Questo deve valere anche e soprattutto per candidati a sindaco delle città capaci di intercettare anche la platea delle liste civiche che sono – soprattutto a livello locale – una vera e crescente novità sia a livello politico che amministrativo.

*già deputato PdL, ex sindaco di Verbania