I clienti delle due baby prostitute dei Parioli rischiano il carcere

Rischiano da uno a sei anni di reclusione i clienti delle due baby prostitute dei Parioli. Dopo il clamore per gli arresti dei tre organizzatori del ‘giro’ di prostituzione, della madre di una delle ragazzine e di un cliente, l’attenzione degli inquirenti si concentra sui frequentatori delle minori. I nomi dei primi cinque identificati, di eta’ compresa tra 30 e 35 anni, dai carabinieri sono gia’ finiti nel registro degli indagati per prostituzione minorile.

La norma di legge che disciplina questa tipologia di reato parla di ‘clienti’ quando un rapporto sessuale con minorenni e’ subordinato alla consegna di danaro o di altre utilita’ economiche. I cinque hanno riferito ai militari del Nucleo Investigativo, di non sapere che le due "Lolite", di 14 e 15 anni, erano minorenni.

Altri clienti delle due ragazzine sono in via di identificazione ed anche loro dovranno fare i conti con gli inquirenti. Intanto respingono le accuse, ma con argomentazioni ritenute per nulla convincenti le persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Cristiana Macchiusi. Uno di loro, il commercialista Riccardo Sbarra, uno dei clienti che filmo’ un suo rapporto sessuale pretendendo 1500 euro per non diffonderlo tramite internet , si a’ avvalso della facolta’ di non rispondere. "La decisione del nostro assistito – hanno spiegato i difensori di Sbarra – e’ stata motivata dalla necessita’ di conoscere meglio gli aspetti della vicenda e le accuse contestate dagli inquirenti. Ma siamo pronti a fornire a breve tutti i chiarimenti del caso".

Comparsi davanti al gip Maddalena Cipriani per gli interrogatori di garanzia, gli altri arrestati, Nunzio Pizzacalla (soldato detenuto a L’Aquila), Mirko Ienni, Mario De Quattro, gli adescatori delle due "Lolite", e la madre di una di esse, accusata di aver ottenuto percentuali sulle cifre incassate (anche fino a 600 euro al giorno) hanno fornito versioni, secondo quanto si e’ appreso, tendenti a ridimensionare il proprio ruolo. Gli inquirenti ritengono che l’impianto accusatorio sia stato ampiamente confermato, alla luce degli atti istruttori di oggi, se non, addirittura rafforzato.