L’hanno annunciata, gridata, evocata piu’ o meno da quando sono in Parlamento: ora il M5s ha deciso di passare ai fatti e di sferrare l’attacco finale nei confronti del Capo dello Stato. Domani il Movimento depositera’ il primo atto formale per procedere alla richiesta di messa in stato di accusa del Presidente. Il cosiddetto ‘impeachment’ tanto urlato da Grillo nelle piazze. Un atto formale che avra’ tuttavia un valore esclusivamente politico: servira’ ai Cinque Stelle per mirare ad alzo zero nei confronti del Presidente Napolitano, solo ieri giudicato da un deputato un ‘Boia’ nei confronti delle opposizioni. L’atto verra’ formalizzato giovedì e presumibilmente si fondera’ su accuse che prenderanno spunto dal coinvolgimento del Presidente nelle intercettazioni sul caso Stato-mafia. Anche per preparare l’affondo finale verso Napolitano i Cinque Stelle hanno oggi lanciato on-line un nuovo sondaggio, proprio per ‘testare’ gli umori della base nei confronti del Capo dello Stato.
Quattro le domande a risposta multipla sottoposte liberamente alla Rete a cui hanno risposto circa 20 mila persone. Per il 61% circa, pari a oltre 12 mila voti, l’atto piu’ grave imputato al Presidente e’ rappresentato appunto dalla "richiesta di distruzione delle intercettazioni tra il Presidente della Repubblica e Nicola Mancino nell’ambito della cosiddetta trattativa Stato-Mafia". Una ‘colpa’ quasi pari a quella per cui, secondo i Cinque Stelle, il Presidente quando era ministro dell’Interno "non mosse un dito" per denunciare quanto avveniva nella Terra dei Fuochi. Quesito, questo, votato dal 59% dei partecipati al ‘sondaggio’. Per preparare il tutto oggi Gianroberto Casaleggio e’ tornato a Roma per incontrare deputati e senatori.
Il solito rendez-vous per ‘tematiche’ tra le quali ci sarebbe stata anche la questione ‘impeachment’. "Arrivera’ e presto" si limita a commentare il cofondatore del Movimento lasciando la Camera. Casaleggio, ci tiene a precisare il M5S, non avrebbe invece voluto partecipare all’assemblea dei deputati convocata per pianificare il piano di azione in Aula dove si stava discutendo il decreto Imu-Bankitalia con la ‘ghigliottina’ che gli pendeva sul capo. Ma sulla questione ha mostrato di essere ben informato: "La tagliola non esiste: sarebbe una decisione extraprocedurale" avverte lasciando Montecitorio. Nessuna strigliata ci sarebbe stata invece nei confronti di Giorgio Sorial, il deputato finito sulle prime pagine di tutti i giornali per l’insulto al Capo dello Stato. Un colpo di testa poco gradito dai compagni di partito ma del tutto funzionale, anche se non previsto, a preparare il terreno ‘mediatico’ per la richiesta di messa in stato d’accusa del Movimento. Un affondo che rischia a questo punto di venire pero’ messo in sordina dal can can provocato sul dl Imu-Bankitalia. Toni e animi dei Cinque Stelle sono surriscaldati e gia’ minacciano guerriglie in Aula, anche in vista della discussione sulla legge elettorale. E come se Napolitano non bastasse c’e’ la guerra dichiarata alla Presidente Boldrini: e’ "una serva del Potere" la accusa Manlio Di Stefano. "Si deve dimettere" urla il vicepresidente grillino Luigi Di Maio.





























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