Grasso, ‘intimidire un giornalista è vulnus per libertà d’informazione’

Pietro Grasso, presidente del Senato, intervenendo all’incontro "A mano disarmata", 1° forum internazionale dell’informazione contro le mafie, ha detto: “In Italia dall’inizio del 2014 l’associazione ‘Ossigeno per l’informazione’ ha documentato minacce a 366 giornalisti: ad ogni minaccia corrisponde una storia di professionalità e di coraggio. Vale la pena scorrere quel lungo elenco perchè, oltre ai nomi ben conosciuti dal grande pubblico, si incontrano decine di giornalisti locali che con fermezza si oppongono ai piccoli e grandi criminali del loro territorio, ricevendo in cambio pallottole per posta, vetri delle finestre di casa frantumati, lettere minatorie, copertoni tagliati, automobili date alle fiamme, insulti, pestaggi e così via".

Tutto questo, prosegue Grasso, "ha a che fare con il tipo di societa’ e di democrazia nella quale viviamo e non vorremmo piu’ vivere in futuro. Intimidire un giornalista e’ un vulnus per la liberta’ d’informazione e per il diritto dei cittadini di essere informati. A questo va aggiunto il tema dell’utilizzo a scopo intimidatorio delle querele, della salvaguardia dei cronisti a rischio, soprattutto quelli con meno garanzie e che scrivono per piccoli giornali locali o su internet. Non va trascurata infine la necessita’ della trasparenza sull’assetto proprietario delle testate, perche’ spesso i criminali l’informazione provano anche a corromperla o comprarla". "Un’informazione libera – sottolinea Grasso – e’ il presupposto della conoscenza e della formazione di un’opinione e, dunque, una condizione essenziale per vivere in democrazia".

“La criminalita’ pretende il silenzio e cerca di fermare i giornalisti scomodi. Anche la cattiva politica, a volte. Dobbiamo invece stringerci tutti attorno a queste persone, far sentire loro e a chiunque si impegni per la verita’ e la giustizia, come ai magistrati, alle forze dell’ordine, alla parte sana della societa’ civile che si espone, con coraggio e determinazione, contro la criminalita’, la nostra solidarieta’, la nostra vicinanza, il nostro affetto, la nostra riconoscenza".

"Il volto violento e brutale della criminalita’ organizzata, il piu’ visibile e impressionante perche’ offende il nostro rispetto per la vita umana, non e’ il piu’ grave pericolo. E’ il volto oscuro delle mafie a doverci spaventare, quello che scava dentro la societa’, dentro le istituzioni, dentro l’economia; che controlla territori, che inquina le anime e impedisce lo sviluppo e la democrazia". "Noi abbiamo imparato nella nostra lunga e dolorosa esperienza – prosegue – che per proteggere la societa’ occorre porre attenzione alla struttura dei soggetti criminali e alla loro capacita’ di radicarsi, espandersi e sopravvivere nel tempo; e alle relazioni che intrattengono con il potere sociale, economico, politico e istituzionale. Per questa ragione per lottare contro le mafie e le organizzazioni criminali non basta un approccio di tipo militare, di controllo del territorio, che spesso ha incrementato la spirale della violenza". Secondo Grasso "servono sistemi investigativi e giudiziari indipendenti ed efficienti in grado di disarticolare le organizzazioni criminali, svelando le complicita’ istituzionali e privandole dei capitali illeciti, attraverso la confisca".

"I giornalisti e la stampa devono avere il massimo di liberta’ e non devono essere intimiditi da pressioni che vengono da ambienti che essi denunciano”.

A chi gli chiede se sia ragionevole pensare che le segreterie dei partiti non sapessero nulla a proposito dei politici coinvolti nell’indagine sulla mafia a Roma, Grasso risponde: “Certamente, perche’ i collaboratori sono quelli che fanno il lavoro operativo. Il problema e’ che non bisogna meravigliarsi, la mia esperienza con la mafia siciliana insegna che coinvolgeva tutti gli interessi per garantire omerta’ e complicita’. Quando tutti gli interessi sono collegati nessuno denuncia gli altri".