Gianfranco Fini pronto a tornare in politica, ‘ricostruiamo la destra italiana’

Gianfranco Fini, all’indomani dell’assemblea della fondazione di Alleanza Nazionale che ha visto a sorpresa nella conta finale prevalere gli ex An di Fratelli d’Italia alleati con gli ex An oggi in Fi sugli ex An rimasti vicini a Fini e all’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno, in un editoriale invita ad aprire a destra "un confronto di idee e non di insulti", definendo "ridicolo" che la mozione dei "quarantenni" di An possa essere considerata espressione di "burattini" nelle sue mani.

"I commentatori più superficiali – scrive il fondatore di An – hanno liquidato l`esito della Assemblea dei soci della Fondazione Alleanza Nazionale evidenziando che la Destra è profondamente divisa (sai che scoperta!) e che nulla è cambiato, il simbolo di AN rimane alla Meloni e la Fondazione continuerà a fare quel che ha fatto fin qui (cioè ben poco). Quelli più "militanti" hanno continuato con la menzogna dell`assalto alla cassa esultando come gli ubriachi perché la congiura, esistente solo nella loro fantasia, è stata sventata: nessuna meraviglia se si pensa a chi sono, al fatto che devono pur campare e che l`onestà intellettuale non sanno nemmeno cosa sia”.

“Un po` tutti hanno detto e scritto che la sconfitta dei cosiddetti quarantenni sia stata in realtà la sconfitta di Alemanno e dell`"uomo nero", cioè del sottoscritto. Che l`ex Sindaco di Roma si sia impegnato in prima persona e pubblicamente è pacifico e non sta certo a me spiegare il perché: l`ha già fatto l`interessato e senza infingimenti. E` invece giusto fare chiarezza sul ruolo che ho avuto io. Ed è presto detto: nelle ultime settimane tra gli iscritti alla Fondazione sono stati tanti gli ex dirigenti ed iscritti ad An ( e non solo tra chi aderì a Futuro e Libertà) che mi hanno chiesto cosa pensavo e cosa a mio avviso fosse opportuno fare".

"A tutti – ha ricordato Fini – ho detto, e a Mirabello l`ho fatto pubblicamente, che dovevano rispondere ad una semplice domanda: chi è entrato in Forza Italia si riconosce nell`odierna azione politica di Berlusconi? Chi è iscritto a Fratelli d`Italia pensa davvero che il partito della Meloni sia l`erede legittimo della tradizione e, pur nella necessaria evoluzione, delle tesi politiche e programmatiche di AN? Chi non ha più tessere in tasca, non ne vuol più sapere dell`impegno politico? O vuole qualcosa di diverso dai soggetti politici di destra oggi esistenti? E` facile capire come hanno risposto coloro che hanno votato la mozione dei quarantenni che hanno agito di testa loro e non erano teleguidati da nessuno. È ridicolo prima ancora che offensivo pensare che sei persone mature, eletti in consigli regionali e comunali con i loro voti (e non perché messi in liste di nominati), professionisti che campano del loro lavoro, siano stati solo dei burattini nelle mani mie o di Alemanno".

"La verità incontestabile e sotto gli occhi di tutti, anche di chi in malafede afferma il contrario – ha proseguito Fini – è che oggi c`è, tra chi votava AN e quindi anche tra chi ne faceva parte, il desiderio di una politica di Destra molto diversa da quella di Giorgia Meloni. Che ha detto comunque la verità: la sua concezione della Destra non è certo la mia (e la cosa importa ben poco) ma soprattutto non è quella di milioni di italiani che votavano An e che oggi, nonostante il simbolo, non votano Fratelli d`Italia. E non lo fanno perché non ne condividono i contenuti quasi sempre fotocopia sbiadita del leghismo di Salvini. AN ha sempre avuto ben chiaro che l`amor di Patria, la difesa delle tradizioni nazionali, la salvaguardia dell`interesse più autentico del nostro popolo – obiettivi di fondo della Destra – non si garantiscono con un neo nazionalismo egoista che ha bisogno di nemici, meglio ancora se occulti, da indicare come cause dei problemi italiani: l`euro, la dittatura di Bruxelles, gli immigrati invasori".

"Non sono le medesime opinioni di Alemanno (che non a caso a FdI si era iscritto). Ma credo che il progetto di una destra originale e autonoma – ha affermato l’ex presidente della Camera – sia legata ad una pluralità di visioni che devono trovare una sintesi in nome dell`interesse nazionale. Ma la questione è sempre la stessa: il confronto è tra chi vuole una destra aperta e autonoma nella sua specificità culturale e chi la preferisce chiusa, autoreferenziale e di fatto subalterna oggi a Salvini come ieri a Berlusconi. Quando An la indicò quale vice presidente della Camera e poi quale ministro, anche Giorgia Meloni era convinta di ciò. Oggi ha cambiato opinione ed è lecito, ma non può pensare che tutti siano disposti a farlo in modo così disinvolto. Quando la divisione di una comunità politica non è figlia solo dei personalismi esasperati e dei rancori individuali (che certo non mancano) ma ha origine da analisi e proposte politiche profondamente diverse non esiste alcun cemento che possa costruire una casa comune. Per il ceto politico può esserlo forse la gestione del potere, ma di certo non lo è per i cittadini, per coloro che devono votare e non ragionano nell`ottica delle candidature e delle possibilità di elezione".

"E adesso – ha concluso Fini – che accadrà? I quarantenni hanno annunciato che il loro impegno per ricostruire la Destra continuerà comunque e il più anziano tra i Fratelli d`Italia ha detto che non ci saranno prigionieri. Eppure, nonostante le apparenze, non è detto che il peggio debba ancora arrivare. Un confronto serrato e su alcuni temi anche aspro (ad esempio il ruolo dello Stato e il fallimento del federalismo, la crisi del liberismo senza regole, la democrazia e la crisi di rappresentanza di partiti e sindacati, l`etica della responsabilità e del dovere civico, la società multi etnica ma non multiculturale …)può essere salutare per l`intera comunità politica che si riconosceva in An. A condizione che volino le idee e non gli insulti. Se accadrà, gli amici di Libera Destra non si sottrarranno al confronto".