Germania, tangenti tedesche per ottenere il paradiso – di Roberto Pepe

Qualcuno mi dica che non è vero: che ho letto o interpretato male una notizia che proviene dalla Germania. Poiché in quella nazione si è registrati anche in base alla religione, ognuno è tenuto a pagare, per legge, una quota  dei propri redditi alla propria organizzazione religiosa. Se un Cattolico cancella all’anagrafe la propria appartenenza  alla fede cattolica (per non pagare la relativa tassa), non farà più parte della comunità ecclesiale, non potendo ricevere più l’eucarestia o ottenere il funerale cristiano in caso di morte. In pratica il tedesco che non paga la penale alla Chiesa viene automaticamente scomunicato e condannato alle pene eterne dell’Inferno. Così hanno  deciso gli alti prelati teutonici con l’avallo del Vaticano!

Questa mostruosità,  proprio nel giorno in cui il Papa Ratzinger, il Grande, emette  un monito contro “la bramosia dei beni materiali” del mondo finanziario civile. In pratica siamo tornati all’epoca della compravendita delle Grazie:  chi paga di più, si assicura un posto più vicino all’Altissimo. Chi non vuole pagare la Chiesa (terrena), subirà l’“aeternam damnationem”, in quanto se si è condannati già qui in terra per editto, non c’è via di scampo. Tutt’al più, se in punto di morte fai in tempo a pentirti della tua avarizia e a confessarti, facendo un appropriato versamento sull’Iban internazionale del Vaticano, potrai sperare in un recupero all’ultimo momento…

Vorrei tanto sapere cosa ne pensa, nell’aldilà,  il poverello San Francesco d’Assisi a proposito dell’accumulo del denaro per il sostentamento del clero, ottenuto dalla ferrea legge laica germanica;  non certo, però,  dall’apparato francescano odierno il quale è stato costretto dal Pontefice ad una più proficua  attività spirituale in linea con i dettami della Chiesa di Roma. Il trattare l’aggregazione cattolica mondiale come se fosse una nazione sovrannazionale  con le stesse contraddizioni “civili” degli Stati è un’aberrazione teoretica dottrinale. L’apparato ecclesiale universale si deve reggere con i contributi volontari che il fedele “dona” come un atto di “Carità”. Questa azione, assieme alla “Fede” ed alla “Speranza” fa parte delle virtù teologali – il catechismo ci ha insegnato – che  rendono le facoltà dell’uomo idonee alla partecipazione alla natura divina. Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio, fondando, animando e caratterizzando l’agire morale del cristiano. Sono infuse da Dio stesso nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire e meritare la vita eterna.

In pratica queste Virtù  sono un “mezzo” per ottenere la vita nell’aldilà. Non sono il “fine” per poter mantenere la Chiesa terrena che poi giudica gli stessi fedeli cristiani idonei o no di godere o patire nell’eternità!

Pertanto non può assolutamente sussistere un obbligo da parte del credente di donare alcunché all’Apparato-Chiesa! Questo principio adottato in Germania in combutta tra Stato laico ed Organizzazione ecclesiale, esprime esattamente il contrario di uno dei concetti base su cui è fondato il cattolicesimo cristiano!  Anzi se proprio la “Carità” viene espressa con un comando teutonico, di massa,  la sua funzione di opera misericordiosa verso il prossimo viene a decadere, in quanto è la dimostrazione che il fedele fa qualcosa per obbligo e non per atto individuale donato a Dio, il Quale ha un rapporto diretto con ogni essere della terra.

Ricattare il credente con una tangente per ottenere il Paradiso è terribilmente anticristiano e quasi blasfemo per un alto prelato.