Funerale Casamonica, ipocrisia italica e ingenuità alle stelle – di Mirko Crocoli

Media ed istituzioni ora si indignano per il funerale “show” organizzato in onore di Don Vittorio Casamonica. Petali, canti, melodia del Padrino, applausi e le Tv nazionali fanno intere trasmissioni su questo caso che nelle ultime ore è divenuto oggetto di discussione ovunque. Tutti però si dimenticano la storia recente che non vede coinvolto soltanto il nostro Paese ma anche il grande continente a Stelle e Strisce. Come mai questo stupore e questa indignazione che sa molto di presa in giro?

Alcuni esempi per fare maggiore chiarezza. Don Raffaele Cutolo era il RE di Ottaviano. Il “professore” venerato ed osannato all’inverosimile, amico della politica democristiana campana (vedi sequestro Cirillo) e capo indiscusso della Regione. Ce lo siamo dimenticato il suo famoso castello divenuto quartier generale della NCO? Lui non era un Boss, era praticamente un Dio nella sua terra, prima che arrivassero i Casalesi. Un vero e proprio Deus ex machina del Welfare. Quanti migliaia di posti di lavoro può aver dato alla povera gente Don Raffaele? Impossibile o quanto meno difficile da sapere. E lo Stato dov’era?

E in Sicilia? Luciano Liggio tanto per citarne uno. La “primula rossa” di Corleone che non si faceva problemi né scrupoli ad ostentare la sua potenza e il suo carisma, anche dinnanzi alle telecamere. Nessuno però osava toccarlo e per il suo popolo era un leader molto più affidabile delle stesse autorità.

Vi ricordate Stefano Bontade? Lui era il “Principe” di Villa Grazia, amico stretto dei colletti bianchi palermitani, quel tipo di borghesia che conta veramente. La politica e gli amministratori sono stati seduti sulla sua stessa tavola imbandita, in cui si discuteva amabilmente davanti a qualche buona bottiglia di Barbera.

Poi c’è Roma. Si parla tanto di Roma, sia capitale sia mafiosa. Che dire di “Renatino” De Pedis? Almeno Vittorio Casamonica è sepolto al cimitero mentre il padrino della Magliana per decine di anni (con il placido benestare della chiesa) ha riposato in pace a Sant’Apollinare, nel cuore della città. Che bluff, che antipatica ipocrisia. Amico dei massoni, del Vaticano, dello Ior e dei ricchi imprenditori, di alcuni uomini della nostra intelligence e tanto altro. Giacca, cravatta e un “mito” che ancora vive nell’immaginario collettivo.

Vogliamo poi parlare di Vallanzasca, Maniero “Faccia d’Angelo” o altri banditi diventati leggendari? Graziano Mesina, tanto per non farci mancare nulla. Ma questi sono un’altra cosa, se non fosse che sono ancora vivi e non facevano proprio parte della cosiddetta criminalità organizzata. Di sicuro a quei vertici (di un tempo non lontano) delle cupole di mezza Italia che sono per la maggior parte deceduti è toccato un bel commiato e un saluto affettuoso da tutta la loro gente.

In Sicilia lo si è fatto in diverse occasioni ma la stampa non ne ha parlato. Adesso invece tutti scandalizzati, giustamente è ovvio, ma come già detto con un pizzico di falsità che è incomprensibile.

Ma questo fenomeno non è puramente “nostrano”. A proposito di megalomania criminosa al di là dei nostri confini vi facciamo soltanto due nomi; Paul Castellano e John Joseph Gotti. Beh, signori, vi diciamo che solo in queste occasioni in confronto il Padrino di Francis Ford Coppola si può considerare una commedia all’italiana con Banfi e Boldi. Il Sig. Castellano così come il Gotti, capi entrambi della famigerata Famiglia dei Gambino di New York, sono l’emblema più eclatante dell’opulenza lussureggiante dei “mammasantissima” oltreoceano. Tutti sanno che Paul aveva un casa stile White House, anzi, probabilmente era più bella quella appartenuta a lui rispetto alla gemella di Washington. Una residenza sotto gli occhi di tutti che non mi sembra abbia fatto molto scalpore (negativo) a livello mediatico. E quanto avvenuto ai funerali di John Gotti nel 2002? Un codazzo di limousine nere (circa 20) al seguito, con tanto di applausi, corone, fiori e un vertice in chiesa che ha avuto la parvenza di una “reunion” tipo quella storica di Apalachin.

Talvolta, anzi spesso, lo Stato è colluso con la mafia purtroppo, questo è un dato di fatto inequivocabile e tutti lo sanno. Ancora a bocca aperta? Ci suona un po’ di finta ingenuità. Non stupiamoci ancora e per l’ennesima volta per qualche petalo caduto dal cielo o per uno stornello un po’ “cinematografico” che non è stato impedito dalle nostre istituzioni. Preoccupiamoci però seriamente di cosa forniscono queste organizzazioni criminali (di qualsiasi stampo) alla povera gente. Loro riempiono da sempre, lo fanno tutt’ora e lo faranno anche in futuro, quella grande voragine che è il “buco nero” che non riescono a colmare i nostri governanti. I “comuni mortali” hanno fame, il popolo ha estrema necessità di vivere e, in questo contesto borderline, se non sono attività lecite, allora droga, prostituzione e racket diventano l’ultima spiaggia per una società oramai alla deriva. C’è dell’altro dietro a qualche cerimonia un po’ goliardica, forse crediamo sia opportuno andare a guardare li. Il resto sono solite chiacchiere, luoghi comuni ed inutile demagogia.