"A conti fatti, non ci sono ingressi per motivi di lavoro subordinato o autonomo fuori dalle riserve gia’ indicate. Apprendiamo quindi con un certo stupore che l’Italia non ha più bisogno di colf, badanti e lavoratori subordinati, ma necessità di una immigrazione più qualificata, più d’élite potremmo dire: colletti bianchi, manager, professionisti e imprenditori con 500,000 euro da investire. Un Paese che accoglie e cerca di attrarre fughe di cervelli, di capitali e di imprenditori dall’estero. Ma quanto a fughe di cervelli l’Italia è più paese di emigrazione che non di immigrazione". Così l’Aduc commenta i dati del decreto flussi 2016 per quote di lavoro subordinato e stagionale.
E aggiunge: "Forse l’Italia non ha più bisogno di manodopera straniera, e quella che oggi lavora a nero, senza contributi e senza versare le proprie tasse all’erario, può restare tale. Più probabilmente il Governo si nasconde dietro una politica formalmente restrittiva (decreti flussi a numero reale 0, espulsioni, criminalizzazione dell’irregolarità) che poi ignora l’occupazione irregolare di centinaia di migliaia di stranieri, e così facendo alimenta il malaffare legato al lavoro nero e alla compravendita di ‘quote’ dei decreti flussi. Ci pare una incapacità politica da testa sotto la sabbia, da struzzo. La politica migratoria italiana ha fallito e sta continuando a fallire, perché non crea canali di accesso legali e si accontenta di far lavorare i clandestini a nero, senza diritti e con grandi vantaggi per chi sfrutta il lavoro nero. E quello che dovrebbe essere uno strumento accessorio ad una seria politica immigratoria – le espulsioni – diventa in Italia lo strumento principale, affiancato alla criminalizzazione della irregolarità, ancora oggi reato, per paura delle ripercussioni sul consenso dell’elettorato che vede l’immigrazione come una piaga (ma nel frattempo tiene la badante a nero)".





























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