A rispondere alle polemiche sollevate da alcune forze politiche sugli investimenti sulla sicurezza in Italia e’ il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che parlando ai microfoni di Agora’ su Raitre, dice: “Se il presidente della Francia, il Primo ministro, il leader del centro-destra francese, fino alla Le Pen si muovono unitariamente e in Italia si fa il problema della sicurezza sulle strade vuol dire che la piccineria prevale sull’idea di una nazione unita di fronte a questi drammi".
Il responsabile del Viminale ha ricordato: "noi, giorno e notte, presidiamo il nostro paese e stiamo facendo tutto il possibile" in tema di prevenzione anti-terrorismo. Quindi una ‘frecciata’ a quanti, secondo Alfano anche in queste drammatiche ore "fanno chiacchiere da bar e mi riferisco – ha detto – al leader della Lega Salvini, che ha, comunque, tutto il diritto di fare chiacchiere da bar". "Ma noi – ha poi detto – abbiamo il dovere di lavorare e lo facciamo. Non ho alcuna intenzione di rispondere a Salvini che sta in televisione tutto il giorno – ha quindi proseguito il ministro – ma il mio dovere e’ quello di lavorare".
Alfano ha quindi elencato le misure che l’esecutivo ha gia’ in cantiere e i risultati ottenuti. "Abbiamo fatto 11 arresti e 13 espulsioni per ragioni legate al terrorismo nell’ultimo anno. Ci sono provvedimenti da me firmati di espulsioni di Imam che facevano prediche che incitavano all’odio razziale. Personalmente mi sono assunto responsabilita’ di queste espulsioni. Stiamo ponendo a livello europeo ed abbiamo ottenuto i primi ‘sì’ per la nascita di un Comitato di analisi strategica anti-terrirismo sul modello di quello italiano".
Alfano ha poi ribadito che nel Disegno di legge che portera’ "quanto prima" in Cdm verra’ prevista per il Questore la possibilita’ di applicare, in via preventiva e in caso di pericolo di fuga, la misura del ritiro del passaporto per l’indiziato di terrorismo che progetta di espatriare. Questo mentre il Governo si appresta a varare una serie di iniziative verso i providers, "coloro i quali attraverso il web possono aiutare gli inquirenti ad individuare i messaggi di radicalizzazione che attraversano la rete". Tra le altre misure "la punibilita’ di colui il quale si reca all’estero per combattere, col rischio che poi essendosi radicalizzato e preparato ad azioni violente possa poi tornare in Italia".
































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