Silvio Berlusconi è tornato ieri a Roma dopo quasi un mese e mezzo di reclusione – spontanea, è il caso di sottolineare – nel suo quartier generale di Arcore. Il Cavaliere, dopo avere presieduto un vertice targato PdL a Palazzo Grazioli, si è recato a piazza San Lorenzo in Lucina per inaugurare la nuova sede di Forza Italia. Ha tagliato il nastro tricolore e ha tenuto un intervento di saluto durante il quale ha sottolineato la necessità di ritornare allo spirito del ’94 per fare in modo di recuperare consensi, di riavvicinare alla politica e al centrodestra tutte quelle persone che non si riconoscono nella sinistra, nel partito "tassa e spendi".
E’ davvero un ritorno al futuro. Se ne parlava da tempo, da mesi, forse anni (sin da quando la truppa del traditore Fini aveva tramato il complotto contro Silvio), e adesso il momento è arrivato: rinasce Forza Italia, quel partito con cui B scese in campo la prima volta e vinse. Una carica psicologica che tende a raccogliere intorno all’idea liberale le forze più giovani e più larghi consensi.
Il Cav, fra le altre cose, ha anche detto che la "nuova" formazione politica punterà molto su internet e social network. Alla buonora, verrebbe da dire. Vedremo come e quando, ma noi di ItaliaChiamaItalia per anni abbiamo rimproverato il PdL di essere in ritardo sul terreno delle nuove tecnologie. La politica ormai corre sul web, è inutile negarlo. I lettori – e gli elettori – sono in grande maggioranza nella vastissima piazza virtuale del www, fra siti web, forum, blog, quotidiani online, Facebook e Twitter.
Daniele Capezzone, allora portavoce azzurro, prima che il PdL lanciasse circa un paio d’anni fa l’operazione tesseramento, ebbe occasione di dire (cito a memoria): saremo un partito più leggero, con meno tessere e più web. Le parole di Capezzone, oggi coordinatore dei dipartimenti PdL, sono rimaste a lungo lettera morta. L’augurio è che questa volta si faccia sul serio, il rischio è quello di perdere ancora il treno dell’online.
Al di là di social e web in generale, una domanda è lecita: basterà una mano di pittura fresca, a un PdL che – a parte le dichiarazioni di rito – al suo interno è diviso e guarda già, non troppo di nascosto, al dopo B? Perchè, diciamolo senza paura, il destino di Silvio è segnato. In un modo o nell’altro, l’uomo di Arcore sarà costretto a lasciare il Parlamento. Tuttavia, non è ardito pensare che Berlusconi, anche fuori dal Palazzo, possa riuscire a tenere salde le redini del partito e portare Forza Italia, con tutto il centrodestra, al governo, alle prossime elezioni. Che – ne siamo convinti – di certo arriveranno prima dello scadere naturale della legislatura. Se dovessimo fare un pronostico – sapendo che i pronostici li sbaglia solo chi li fa – diremmo 2015. Dopo il semestre italiano in Europa. Ma forse anche prima. Altrimenti, non si spiegherebbe perchè Silvio si stia agitando tanto, perchè abbia portato avanti una campagna estiva tutta improntata su Forza Italia, perchè stia galvanizzando i suoi e puntando al rinnovamento.
Sono passati vent’anni da quando il Berlusca è entrato in politica. Lo abbiamo visto vincere e perdere, lo abbiamo visto cavalcare l’onda del successo elettorale ma abbiamo anche conosciuto un Silvio col morale sotto i tacchi, abbattuto, deluso, incazzato, incastrato. Eppure, mai rassegnato. Questa volta le toghe rosse ce l’hanno fatta a vincere contro di lui. Ma chissà che non sia solo una battaglia, e non la fine della guerra. La sequela di sentenze e di processi, che i megafoni mediatici non mancheranno di amplificare, potrebbe produrre effetti contrari alle speranze degli avversari storici e spingere l’elettorato dei moderati a ricompattarsi e a ritornare maggioranza assoluta come è già nel Paese. E’ la speranza di Berlusconi, che incredibilmente, nonostante i pugni allo stomaco che riceve da più parti, riesce ancora a rialzarsi e a combattere per affermare la sua idea di Paese.





























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