Forza Italia, il discorso di Napolitano? ‘Libertà di telecomando’

Il tradizionale discorso di fine anno, a reti unificate, del presidente della Repubblica? Liberi, tutti gli italiani, di non seguirlo. “Libertà di telecomando”, spiega Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia alla Camera. "No Taliba’n, no Napolita’n. Spegnere o non spegnere il televisore per il tradizionale discorso di Napolitano alla nazione? Non siamo fanatici di nessuno dei due opposti dogmi. Liberta’ di telecomando. Noi preferiamo sempre il dialogo, per dna moderato, e magari ascoltare e valorizzare. Mica che al capo dello Stato scappi qualcosa di interessante. La speranza non va mai abbandonata. Noi ne abbiamo avuta tanta, quando fu eletto. Per questo Berlusconi e tutti noi elogiammo la sua scelta e le sue intenzioni per le larghe intese. Si reggevano sulla pacificazione nazionale, da cui far scaturire riforme costituzionali e slancio di sviluppo. Fallimento. Purtroppo il Capo dello Stato non ha saputo o voluto difendere la pacificazione consentendo l’assassinio politico del leader di dieci milioni di italiani. Le leve per cambiare le ha ancora tra le mani, forza Napolitano!".

Intanto Angelino Alfano, intervistato dal quotidiano Libero, spiega: “Noi non siamo usciti da FI. Si è chiusa l’esperienza del Pdl e invece di aderire alla seconda FI abbiamo deciso di fondare il Ncd. Non abbiamo alcuna ragione di ripensare alle scelte che abbiamo fatto. Se una quota così importante di militanti è già passata con noi dopo solo un mese, vuol dire che c’è uno spazio elettorale che va anche oltre il Pdl. Non vedo quindi il motivo per cui dovremmo rinunciare a questo nuovo movimento che sta dando speranza a tanti cittadini. Detto questo, la struttura del centrodestra è sempre stata una coalizione, quindi l’articolazione in quattro partiti che ci ha fatto vincere in passato può tornare ad esserci".

Per Alfano la separazione dal Cav "è stata dettata dall’interesse comune, perché non ho condiviso la scelta di una parte del gruppo dirigente che era diventata determinante, senza essere numericamente prevalente, e che ho capito essere diventata capace di orientare il partito su posizioni estremiste". "Sulle istituzioni, sulla politica economica e sulle riforme Ncd ha una posizione che oggi è più in sintonia con l’elettorato moderato di centrodestra, che ha sempre respinto ogni radicalismo", ha aggiunto Alfano. Riguardo il rapporto con Matteo Renzi, "con il Pd noi non abbiamo alcuna alleanza strategica – ha detto Alfano – In comune abbiamo solo il 2014. Firmiamo il contratto di governo, scriviamo le regole e nel 2015 torneremo a dividerci".

E’ d’accordo con Alfano il ministro delle Riforme, Quagliariello: “Con Berlusconi c’e’ stata una divisione di carattere politico e non umano, siamo in disaccordo su quel che serve al Paese", ha detto il ministro a “Prima di tutto” su Rai Radio 1. "Noi – ha aggiunto – riteniamo ancora che oggi una crisi, un salto nel buio, sarebbe assolutamente letale per l’Italia". Quagliariello concorda con Alfano anche sul fatto che dopo 2014 ci si dividera’ dal Pd: "Assolutamente si’, noi dobbiamo mettere in sicurezza gli obiettivi raggiunti e abbassare le tasse, incidere sulla disoccupazione. Quando avremo salvato il Paese, sarà fisiologico che il centrodestra e centrosinistra si combattano alle elezioni".