Ferrari 250 GTO battuta all’asta per 38 milioni di dollari: è record mondiale

L’anno scorso è stato superato il miliardo di dollari. È la cifra che negli Stati Uniti è stata spesa nelle aste esclusivamente dedicate alle ‘classic cars’, cioè le auto d’epoca. Un business che cresce a vista d’occhio e che in appena un decennio si è triplicato, per quello che concerne il volume d’affari. Di più ancora per ciò che riguarda l’interesse. E questa particolare, chiamiamola anche esclusiva nicchia del mercato dell’auto, è capace di regalare sempre nuovi record.

L’ultimo si è registrato a Pebble Beach, lussuosa ‘residenza’ estiva della stravaganza delle quattro ruote, soprattutto quelle che hanno parecchi anni nel motore, anche se a vederle sembrano appena uscite dalla fabbrica. Pebble Beach è la sede del celeberrimo ‘Concours’, un concorso d’eleganza che raccoglie il meglio della produzione mondiale dei tempi passati, ma accanto alla passerella, seguita sempre da occhi attenti e da un pubblico d’elite, c’è anche l’asta che questa volta aveva come assoluta protagonista un gioiello motoristico italiano: una straordinaria Ferrari 250 GTO Berlinetta del 1962, una dei soli 36 esemplari usciti dalla fabbrica di Maranello tra il 1961 e il 1964. Un’auto da favola che è stata aggiudicata all’asta per un prezzo da favola: 38 milioni di dollari, cifra che rappresenta il record mondiale per un veicolo venduto a una licitazione pubblica; il primato precedente era detenuto dalla Mercedes W196, quella di Fangio tanto per intenderci, che l’anno scorso aveva toccato i 31 milioni di dollari.

Numero di serie 3851, nelle previsioni, si era pensato che la Rossa potesse arrivare fino ai 50 milioni di dollari, si è invece fermata prima, ma sempre a una cifra da record del mondo. La GTO in questione apparteneva a un italiano, Fabrizio Violati, pilota per passione, deceduto nel 2010, ma questo esemplare era di proprietà di un campione olimpico di sci francese, Henri Oreiller, che nel 1962, durante una gara automobilistica, a Montlhery, morì in un incidente (l’unico mortale che ha visto protagonista una GTO) con il veicolo che poi fu completamente riportato agli splendori originali dalla stessa Ferrari, nella propria fabbrica di Maranello.

La GTO, nella fantastica storia della casa automobilistica italiana, rappresenta ancora oggi l’essenza del Cavallino Rampante: a iniziarne il progetto fu Giotto Bizzarrini, poi licenziato dall’ing. Enzo Ferrari, assieme ad altri progettisti, per una lite, e quindi affidata agli ingegneri Mauro Forghieri e Sergio Scaglietti. Un modello straordinario, con oltre mezzo secolo di vita, che ancora oggi rappresenta il massimo, e lo si è visto all’asta, con incrementi, sul prezzo di partenza di 11 milioni di dollari, che sono andati avanti a colpi da 100.000 dollari.

Il modello da record era uscito dalla fabbrica con il colore grigio chiaro, ma poi fu ridipinta con il classico rosso Ferrari ed è stato il 19º esemplare realizzato nell’impianto modenese di Maranello.

Il club GTO, inutile sottolineare quanto prestigioso possa essere, annovera tra i suoi ‘soci’ anche lo stilista Ralph Lauren, il batterista dei Pink Floyd, Nick Mason e Rob Walton, uno degli eredi della celeberrima catena di supermercati americani Wal-Mart. La GTO da primato del mondo era stata acquistata, assieme a un lotto di altre 72 auto, da una società di investimenti, per una cifra totale tra i 150 e i 200 milioni di dollari. Adesso però la GTO numero di serie 3851 ha un nuovo proprietario, che ovviamente è rimasto anonimo, infatti la Bonhams, la casa d’asta che ha portato la Ferrari in California, si è rifiutata di rivelarne l’identità.

Coupè, due posti, un 3.000 di cilindrata, 300 cavalli di potenza, motore V-12, la GTO ha un fascino unico. "Era elegante in strada – ha spiegato McKeel Hagerty, fondatore e presidente della Hagerty Insurance, società che assicura le auto d’epoca e ne determina anche il valore – e poi si poteva andare anche in pista con buone possibilità di vincere". E anche se alla fine la GTO non ha raggiunto i 50 milioni di dollari, come qualcuno si aspettava, non c’è stata delusione: "Assolutamente no – ha detto Brooks, il co-presidente della casa d’asta – è un record del mondo, il precedente era poco oltre i 30 milioni e siamo quasi al 30% oltre. Sono un sacco di soldi, è un grande incremento".