Expo 2015, fra tangenti e scandali è un imminente flop – di Franco Esposito

Tangenti, scandali. E il flop imminente, visibile ad occhio nudo, presente nei numeri e nelle prospettive immediate. L’Expo 2015 presenta aspetti sconsolanti e una serie di promesse disattese, non mantenute. L’Expo sembra essersi rimpicciolita. Dopo mesi segnati e scanditi dalle rimozione dei vertici e da raffiche di rinvii a giudizio, la pallida speranza di riscatto si materializza attorno alla previsione sull’arrivo del numero dei visitatori. L’Expo di Milano 2015 potrebbe contarne alla fine 20 milioni. L’ottimismo è l’aspetto più evidente della stima degli esperti presenti all’interno dell’organizzazione.

Venti milioni di turisti a Milano: la lusinghiera previsione deve fare però i concetti con alcuni aspetti fondamentali. Innanzitutto uno: per quanto tempo si tratterranno i turisti a Milano? Il flusso più consistente è atteso nei primi sei mesi dell’esposizione. Come andranno poi le cose nel prosieguo dell’anno? Perplessi i sindacati, la Cgil in particolare. “Le nostre stime calano di mese in mese”. L’altra faccia del problema è legata alla ricettività in quei sei mesi del boom annunciato. L’Expo e Milano saranno sottoposti ad un’autentica prova del fuoco. “Tanti annunci, poco lavoro, la grande Expo si è ristretta”, ha titolato “il venerdì di Repubblica”, il magazine del quotidiano che ha realizzato un’indagine sulla fiera dai contenuti precisi, rigorosamente legata ai numeri, tra presente e immediato.

Il 2015 è ormai alle porte, siamo in prossimità del taglio del nastro. Il passaggio dalle grandi speranze alla grande delusione è reperibile appunto nei numeri, il cui freddo linguaggio indica i segnali di un flop imprevisto e imprevedibile, fino al momento dell’esplosione degli scandali che hanno tormentato il cammino di Expo 2015. Inteso come percorso che avrebbe dovuto portare ad un lancio in grande stile dell’evento. L’Expo avrebbe dovuto portare 200mila posti di lavoro. A tutt’oggi, sono 50mila i posti previsti da contratti in genere ultraprecari; appena 3.923 gli assunti certificati dalla Provincia di Milano. A questi vanno aggiunti i 1.200 operai e tecnici al lavoro nei cantieri di Rho. Alla fine si dovrebbe arrivare appunto a quota 50mila posti, a dispetto delle agevolazioni concesse alle aziende.

Attenta lettura dei numeri e del doveroso aggiornamento delle previsioni raccontano, in definitiva, della fine di una grande illusione. L’Expo 2015 sembra tornata sulla terra, mentre è in atto la corsa contro il tempo per farsi trovare pronti. Si arriva a 50mila posti in virtù di una significativa considerazione: la voce in più che viene richiesta nelle dichiarazioni di assunzione. Le aziende sono tenute ad indicare se il nuovo contratto è legato ad un’attività finalizzata alla realizzazione di Expo 2015. Il nuovo posto viene così automaticamente inserito nel monitoraggio mensile sull’impatto che la fiera ha sull’occupazione. Expo Spa, in materia di assunzione previste, ha ricevuto 143mila curriculum per 900 posizioni aperte. Nei sei mesi presi in considerazione, nei padiglioni dell’esposizione lavoreranno in tutto 12mila persone. Dodicimila, dai guardiani alle imprese di pulizia.

Il flop appare purtroppo evidente, a questa punto della fiera. La conferma del disagio in cui si dibatte Expo 2015 è presente in uno studio dell’Università Bocconi. Roba seria, non frutto certamente di sondaggi più o meno pilotati. Bene, la Bocconi prevedeva nel 2007 un totale di 70mila posti generati dall’evento. In un sondaggio commissionato da Expo Spa, tre anni dopo, i posti erano diventati 130mila. La Camera di Commercio parlava addirittura di 199mila posizioni fino al 2020. Numeri presenti però solo nella fantasia perversa dei politici, governatori e sindaci, che ritenevano l’Expo “un volano per la crescita capace di dare una svolta importante alla nostra economia”. La realtà ha spazzato via facili e comodi entusiasmi. La Bocconi invitava alla prudenza, esercizio di difficile pratica in Italia quando si tratta di gonfiare le previsioni in materia di eventi che prevedono spartizioni e sperperi di danaro pubblico. Tutto dipenderà dai visitatori, ammoniva lo studio dell’Università, il grosso della stima sui posti di lavoro generati è basato sui 20 milioni di arrivi previsti. Un invito a non lasciarsi prendere da facili entusiasmi.

I sindacati si stanno spendendo in molteplici tentativi. Le stanno provando tutte. Compresa la firma su un accordo regionale, discusso e contestato, che rende possibile per gli imprenditori l’abbassamento delle tutele e l’autorizzazione a derogare ai contratti nazionali fino a 31 marzo 2016. Possono approfittare dell’accordo rivoluzionario anche le imprese non coinvolte nell’Expo, da Sondrio alla Val Seriana. Il testo è diventato una sorta di dogma in Lombardia, mentre in tutta Italia il Jobs Act di Renzi è oggetto di scomposte critiche.

I segnali del flop in atto appaiono evidenti anche in materia di volontariato. La proposta contiene precise indicazioni: i volontari dovranno lavorare gratis per due settimane per cinque ore e mezzo al giorno, occupandosi di accoglienza, supporto e informazione per i visitatori. In modo da dare, nell’arco dei sei mesi, “un chiaro, evidente messaggio e immagine di integrazione, universalità e solidarietà”. Il primo risultato è questo, parimenti sconsolante: servono 10 mila candidature, finora ne sono arrivate 4 mila. Ma che ne sarà dell’area di Expo 2015, quando la festa sarà finita? Nessuno ne parla, anche i sogni sono spariti.