L’incertezza sull’esito del voto spinge i partiti a lavorare alle alleanze post-elettorali; ma l’esigenza di non perdere voti li obbliga a negare ‘matrimoni’ indigeribili per l’elettorato di riferimento. Con il risultato che cio’ che si tesse di giorno si disfa di notte; e l’effetto ‘Penelope’ rischia di disorientare ancor di piu’ gli elettori.
Un discorso che vale a per il centrosinistra, dove Nichi Vendola resta il pomo della discordia fra Bersani e Monti, ma anche a destra dello schieramento visto che l’atteggiamento ‘onnivoro’ del candidato Berlusconi inizia a innervosire gli altri partiti: non solo la Lega, ma anche Fratelli d’Italia. Il corteggiamento fra il professore e il Pd si infrange sullo scoglio di Sel. Il leader di Scelta Civica innalza i suoi paletti, con il duplice obiettivo di rassicurare gli elettori moderati e spostare il baricentro di una alleanza che molti, se non tutti, danno per scontata. Se Bersani vuole collaborare ‘dovra’ fare delle scelte all’interno del suo polo’, puntualizza il premier, precisando pero’ che il tema sara’ affrontato solo dopo il 25 febbraio. Che l’obiettivo sia di mettere in un angolo Vendola (e la Cgil) appare chiaro dal continuo riferimento del professore ad alleanze esclusivamente con chi sia disposto a fare le ‘riforme’ necessarie al Paese. ‘Il mio polo e’ il mio polo e che nessuno lo tocchi’, replica duro il segretario dei democrat, salvo poi precisare che ‘a partire da li’ si puo’ discutere’. Bersani – evidentemente poco intenzionato a mettere in discussione l’alleanza con Sel, soprattutto ora che la competizione di Ingroia inizia ad impensierire – avverte poi di non poter dimenticare le stoccate del premier al Pd. Non che Bersani non sappia che senza i parlamentari del professore, ed in particolare i senatori, difficilmente potra’ governare. Tanto che lui stesso preferisce mettere le mani avanti, ricordando che l’apertura ai moderati e’ gia’ prevista nella carta d’intenti siglata anche da Vendola. Ma un conto e’ fare le riforme, altro e’ governare insieme, come riconosce lo stesso leader. Sapendo bene che la differenza la fara’ il risultato elettorale.
E di questo pare consapevole anche Vendola, nonostante smentisca qualsiasi ipotesi di accordi con il professore (mentre apre ad intese sulle riforme) e continui ad attaccare il ‘tecnico’, accusandolo stavolta di ‘farfugliare’ sui matrimoni gay. A spingerlo la competizione a sinistra con Rivoluzione Civile di Ingroia, che ha gioco facile ad accusare il ticket Vendola-Bersani di stare con i ‘poteri forti’. Nonostante cio’, fra il professore e il governatore, almeno su temi specifici, si colgono segnali di avvicinamento: ad esempio sulla revisione del patto di stabilita’ per i comuni, chiesto da tempo dal leader di Sel e su cui Monti dice i voler riflettere. Nel centrodestra colgono al volo l’occasione per sparare ad alzo zero sull’ ‘inciucio’ Monti-Bersani. Dietro il sillogismo di Berlusconi (‘chi vota Casini, Fini e Monti vota per Bersani e dunque per Vendola’) si cela il tentativo di dissuadere gli elettori centristi e quelli di sinistra. Ma il virus delle alleanze non risparmia neanche centrodestra: l’invito del Cavaliere a votare i grandi partiti, ignorando i piccoli, manda su tutte le furie i leader di Fratelli d’Italia (La Russa, Crosetto e Meloni). Mentre la proposta del condono lanciata dal Cavaliere anima il dibattito con il Carroccio. Berlusconi si dice sicuro di poter convincere Maroni, ma Stucchi lo gela: ‘Non e’ nel programma’.






























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