In trentacinque anni il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno e’ raddoppiato. E in tutta Italia le persone in cerca di lavoro sono cresciute di 1,4 milioni. Ancora una volta a pagare il prezzo piu’ alto sono i giovani. In Italia la quota di under 25 senza posto tocca il record storico assoluto, la percentuale piu’ alta dal 1977. E’ questo il risultato degli ultimi anni passati sotto il segno della crisi. L’Italia, scossa dall’accavallarsi delle recessioni, ha cosi’ visto perduti i progressi fatti con fatica nell’arco di decenni.
A mettere a confronto il 2012 con il 1977, due fotografie del mondo del lavoro italiano a distanza di una generazione, e’ l’Istat. L’Istituto nazionale di statistica nel Report che ricostruisce le serie storiche fino al 1977, colma i ‘vuoti’ che prima rendevano comparabili i dati solo sino al 1992. Cosi’ sono stati rivisti tutti i record negativi. Ecco che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) con il 35,3% rilevato nel 2012 segna il livello piu’ alto mai registrato nelle serie.
Insomma, tra le forze lavoro, quasi quattro giovani su dieci sono a caccia di un impiego, erano solo due su dieci nel lontano ’77. E il dato peggiora ancora se si guarda al Sud, dove il tasso dei ragazzi in cerca di un posto e’ al 46,9%. D’altra parte e’ il Mezzogiorno a portare i segni piu’ evidenti della crisi, basti pensare che il tasso di disoccupazione complessivo e’ piu’ che raddoppiato, arrivando al 17,2%, un livello ben superiore a quello registrato per l’intero Paese (10,7%, comunque il piu’ alto dal 1999).
L’unica nota positiva riguarda la rivoluzione femminile: l’ondata di donne che si e’ riversata sul mercato del lavoro. La loro partecipazione negli ultimi trentacinque anni ha subito un’impennata. Oggi, rispetto al 1977, ci sono 3,3 milioni di lavoratici in piu’, assunte soprattutto nel terziario come dipendenti. D’altra parte l’industria e l’agricoltura negli anni hanno impiegato sempre meno persone. Intanto tra i lavoratori maschi, pero’, l’occupazione maschile e’ scesa e cosi’ alla fine il tasso complessivo e’ risultato pari al 56,8%, cresciuto di soli 3 punti rispetto ad oltre trenta anni fa. La crescita delle lavoratrici ha contribuito alla riduzione dell’inattivita’, ovvero la condizione di chi non lavora ne’ e’ in cerca, arrivata sempre nel 2012 ai minimi. Ma la contrazione dell’area ‘grigia’ dell’inattivita’, di per se’ positiva, ha finito per pesare sulla disoccupazione, con i senza lavoro saliti da 1 milione 340 mila a 2 milione 744 mila in trentacinque anni.
E tra coloro che sono a caccia di un impiego non mancano gli stranieri. Infatti, secondo la nota del ministero del Welfare su lavoro e immigrati, diffusa dalla Uil, tra le persone che arrivano da fuori confine cresce non solo l’occupazione ma anche la disoccupazione e l’inattivita’. Per la Cgil ora serve ‘cambiare le scelte sbagliate’: dopo che Enrico Letta ha accettato, seppure con riserva, l’incarico di formare un nuovo governo, sarebbe ‘un segnale necessario che nelle prossime ore arrivino i confronti con le parti sociali’. Sulla stessa linea l’Ugl, che avverte: ‘Si deve agire subito, a partire dall’adeguato utilizzo dei fondi comunitari’.
































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