La legge sulla diffamazione a mezzo stampa licenziata dalla Camera e attesa ora al Senato introduce sì un elemento importante come l’eliminazione del carcere per i giornalisti, ma è quantomeno perfettibile. E’ quanto emerso nel corso del convegno convegno "Diffamazione: tutela della reputazione e libertà di stampa" organizzato in Senato. Lo dicono giornalisti e politici, lo dice sostanziamente anche il presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso. "Alcune novità introdotte nel testo già approvato dalla Camera dei Deputati, prima fra tutti l’abolizione del carcere per i giornalisti, possono essere salutati con grande soddisfazione – spiega Grasso – Probabilmente il testo non risponde ancora a tutte le esigenze prospettate dagli addetti ai lavori e dalle istituzioni internazionali, ma sono certo che altri elementi potranno essere introdotti qui in Senato".
Più drastico il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino: "Questa legge va bene sì, ma solo ai direttori. E gli ultimi, quelli che le risorse non le hanno? La legge come è venuta fuori dalla Camera non va bene, so che al Senato sono stati preparati degli emendamenti e ringrazio i parlamentari che ne sono autori". E con lui Franco Siddi, presidente della Federazione nazionale stampa italiana: "L’eliminazione del carcere per i giornalisti va bene, quindi nella legge sulla diffamazione della Camera non è tutto negativo, ma io vorrei una legge più avanzata. Certo però con questo non si deve rischiare come sempre di perdere anche quel che di buono è stato fatto".
Secondo Siddi "mancano dei punti fondamentali: siamo delusi per l’assenza del tema delle liti temerarie, e serve un chiarimento sul segreto professionale anche per i pubblicisti". Per il web invece "credo che servirà una legge apposita". Per Grasso invece "un punto centrale è quello che riguarda l’uso delle querele come arma di intimidazione e dissuasione a proseguire nel lavoro di indagine e di approfondimento giornalistico. Credo, ma è solo una posizione personale, che si debba riflettere più attentamente su una sanzione pecuniaria per le azioni temerarie, prevedendo il risarcimento delle spese processuali e una percentuale della cifra richiesta dal querelante da corrispondere al querelato, in modo da indurre a maggiore riflessione prima di intraprendere azioni manifestamente infondate". E un altro punto delicato "è la corretta applicazione delle norme sulla rettifica. Sono sicuro che il dibattito in Commissione e in Assemblea consentirà di trovare il giusto equilibrio tra diritti della persona e doveri di lealtà e correttezza dell’informazione". Ma al Senato la politica promette migliorie: Felice Casson del Pd auspica l’inserimento di una norma sull’interdizione, Maurizio Buccarella preannuncia emendamenti contenenti l’obbligo pubblicità delle sanzioni per chi utilizza querele temerarie, in arrivo anche da Sinistra Ecologia e Libertà: "Veniamo additati come i nemici dei giornalisti – scherza il senatore di M5S – ma questa dovrebbe essere una norma favorevole…".





























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