Decadenza Berlusconi: è tregua, ma PdL è in trincea

"Che fatica. Alla fine e’ stato trovato l’accordo sul giorno del voto, mercoledì sera, mica sui tempi del dibattito, quelli erano garantiti dal regolamento. E cosi’ – scrive il quotidiano La Stampa di Torino – ieri pomeriggio e’ decollato il dibattito tra i componenti della Giunta sulla convalida (e’ la proposta del relatore Andrea Augello) delle elezioni del senatore Silvio Berlusconi. Un paio d’ore di discussione, sei interventi, due del M5S, tre del Pd. Tutto contingentato, in un clima sereno, la Giunta si riconvochera’ lunedi’, martedi’ e poi per le dichiarazioni di voto e le votazioni, mercoledi’ sera. E cosi’ saremo a un terzo dell’opera. Perche’ dopo la prevedibile bocciatura della proposta del relatore Augello, il presidente della Giunta, Dario Stefano, gia’ mercoledi’ sera o al massimo giovedi’ mattina nominera’ il nuovo relatore (potrebbe essere donna) tra i componenti della Giunta che hanno bocciato la proposta Augello. Presumibilmente a fine mese, inizi di ottobre, il responso della Giunta sara’ consegnato al presidente del Senato, Piero Grasso, che con i capigruppo fissera’ il voto in Aula. Ieri Grasso si e’ dichiarato soddisfatto: ‘Io penso che si vada verso quello che tutti auspicavamo: che ci sia una condivisione di tempi e di regole per portare avanti quello che e’ nelle cose’.

L’accordo di ieri in Giunta servira’ a non far scatenare l’inferno, quando si votera’ per la decadenza del senatore Silvio Berlusconi? Si dice ‘fiducioso e ottimista’ il premier Enrico Letta da Venezia: ‘Guardo con serenita’ e fiducia a quello che ci aspetta nei prossimi giorni, Ho sempre detto che prevarra’ il buon senso perche’ cio’ che l’Italia puo’ perdere mandando tutto a carte quarant’otto e’ chiaro a tutti gli italiani’. La ‘colomba’ Pdl Fabrizio Cicchitto sembra pessimista: ‘Il problema non sono i tempi ma l’accanimento giustizialista’. Ma quello che accadra’ alla fine dei lavori della Giunta lo si vedra’ allora.

Da ieri sembra essere ‘scoppiata la pace’ in Giunta. Solo due ore di discussione. Con qualche senatore che si e’ dato a gambe quasi subito, come il socialista Enrico Buemi che si e’ giustificato: ‘Devo andare a un dibattito a Grosseto fissato da tempo’. Pd e M5S hanno condiviso il percorso che ha portato alla mediazione del presidente Stefano. Ieri mattina, due esponenti di rilievo dei Cinque stelle, Crimi e Giarrusso, si sono incontrati con il capogruppo del Pd in Giunta, Giuseppe Cucca, per discutere la situazione. Le posizioni rimangono contrapposte. Felice Casson, Pd, ha esplicitato nel suo intervento le ragioni della costituzionalita’ della Severino: ‘La decadenza non e’ ne’ una sanzione penale ne’ amministrativa e pertanto non si pone il problema della retroattivita’. La legge Severino e’ assolutamente in linea con la Costituzione e il diritto europeo’. A fine giornata, il relatore Andrea Augello, Pdl, e’ pessimista: ‘Speravamo che i primi interventi dei colleghi del Pd potessero aprire un barlume di dialogo. E invece sono state sentenze di condanna. Ci vuole una grande fantasia politica a giudicare, a guardare l’intesa sul calendario dei lavori come una svolta. Ormai per capire cosa accadra’, se il governo andra’ avanti, se ci sara’ crisi non dobbiamo piu’ guardare alla Giunta. Francamente non scommetterei un euro sul barometro che segna bonaccia…’".

"Il clima e’ plumbeo – scrive Il Corriere della Sera -, e perfino colombe riconosciute come Mariastella Gelmini e Fabrizio Cicchitto perdono la pazienza. ‘Si pentiranno di tutta questa fretta’, avverte la prima, mentre il secondo accusa il Pd di essere stato colpito da un ‘accanimento giustizialista che e’ una sorta di Aids politico’. Parole sempre piu’ pesanti, sintomo di uno sfaldamento che nel Pdl descrivono ‘quasi di rapporti umani, oltre che politici’ tra alleati. Con l’avvicinarsi della data del primo voto (in Giunta) che vedra’ Pd e Scelta Civica per l’espulsione dal Senato del leader indiscusso del Pdl, la tensione e l’incertezza sulla sorte del governo si fanno enormi. E il corso degli eventi sembra seguire una strada gia’ scritta: come detto e ridetto, il voto sulla decadenza ‘non potra’ non avere conseguenze, e l’irresponsabilita’ sara’ solo la loro’. E pero’, la partita non e’ ancora chiusa, e non e’ detto che lo sia la prossima settimana. E non perche’ da qui a mercoledi’ prossimo possa accadere qualcosa di clamoroso – un ripensamento nel Pd, o le evocate (da alcuni) dimissioni di Berlusconi che tutti i suoi fedelissimi e lui stesso allo stato escludono -, ma perche’ il momento della verita’ potrebbe scivolare ancora di qualche settimana. E’ vero che girano voci di un’uscita molto forte di Berlusconi, magari in tivu’, prima del voto della Giunta, come la sua pancia (e i falchi) gli suggerirebbero. Ma non e’ affatto escluso che invece Berlusconi voglia prendere ancora tempo prima di decidere il da farsi, per capire se i margini di trattativa che i suoi evocano – come Maurizio Gasparri quando al Quirinale chiede un intervento perche’ ‘non puo’ essere che i gesti di responsabilita’ vengano chiesti solo a noi’ – esistono davvero, e cosa potrebbe arrivare dalla triangolazione Quirinale-Palazzo Chigi-Pd a suo vantaggio. D’altra parte e’ noto che la pressione dei suoi figli e dei vertici aziendali di Mediaset – peraltro in questi giorni impegnati nella raccolta pubblicitaria per i momenti clou dell’anno – resta fortissima perche’ non vada al muro contro muro, perche’ si arrivi a un percorso che termini con una grazia, e una conseguente tregua giudiziaria. Ed e’ vero allo stesso modo che lui continua a crederci poco: ‘Alla fine non mi daranno nulla…’. Ma i dubbi sul da farsi restano gli stessi che continuano ad assillarlo dal primo agosto, quando e’ arrivata la condanna. Per questo e’ possibile che il giorno della verita’ si sposti da mercoledi’ prossimo alla data in cui l’Aula votera’ la sua decadenza. Il che potrebbe essere secondo alcuni gia’ ai primi di ottobre, secondo altri anche oltre la meta’ del mese, quando la sua pena sara’ esecutiva (dal 15) e magari anche quando la Corte d’Appello, il 19, avra’ ricalcolato le sue pene accessorie. Se sia la speranza che con il voto segreto dell’Aula il miracolo della bocciatura della sua decadenza possa avvenire, o se sia la necessita’ di prendere tutto il tempo possibile per capire quali ‘garanzie’ potrebbero arrivare dal Quirinale (solo una volta che la condanna sara’ esecutiva potra’ essere chiesta la grazia) lo si scoprira’ nei prossimi gorni. Quando peraltro, come prevede fra gli altri Renato Schifani, ‘Berlusconi, da lottatore qual e’, parlera’ agli italiani e al Paese per dire la sua verita’, perche’ non e’ certo uno che si arrende’. Se si scegliera’ di utilizzare le prossime settimane per trattare, il Cavaliere potrebbe presentarsi o in Giunta (dopo il voto sulla decadenza) o direttamente in Aula ai primi di ottobre, ma se per rompere definitivamente o se per lasciare il suo testamento politico prima di eventuali dimissioni o di richiesta di grazia (al momento entrambe da lui escluse) dipendera’ dal clima politico che si sara’ venuto a creare. Perche’ in tanti lavorano per svelenirlo, questo clima. Cercando accordi sulla data di voto della Giunta come hanno fatto ieri Zanda e Schifani, o tessendo la tela in segreto. Impresa difficilissima, certo. Quasi impossibile. Ma in una storia che sembra senza fine, c’e’ ancora spazio per la suspence".