Cucchi, padre: giustizia perchè non si ripetano casi simili

"La battaglia che stiamo combattendo non è contro qualcuno, ma in difesa dei diritti di tutti. E siamo contenti che qualcosa si stia già muovendo", "è scomparsa quell’assurda norma che impediva ai familiari di parlare con i medici senza l’autorizzazione del magistrato. C’era un protocollo d’intesa tra Asl e Dap che ci ha impedito il colloquio con i medici. In quei giorni in cui Stefano è stato ricoverato al Pertini abbiamo fatto di tutto per metterci in contatto, ma senza riuscirci. Oggi sappiamo che altri genitori nelle nostre condizioni possono essere rassicurati sullo stato di salute del figlio e collaborare con i medici per le cure. E poi c’è anche più attenzione, grazie anche al clamore mediatico, nel momento in cui una persona viene fermata. Certo, sono piccole cose, ma impedire che possa accadere ad altri quello che è successo a Stefano è per noi il modo migliore di ricordarlo". Lo afferma in una intervista a Famiglia Cristiana il padre di Stefano Cucchi, il tossicodipendente 31enne morto nel 2009 in custodia cautelare, una morte ancora colpevoli dopo che il 31 ottobre scorso, in appello, sono stati assolti i 12 imputati – medici, infermieri e agenti di custodia.

Giovanni Cucchi parla dell’incontro con il presidente del Senato Pietro Grasso: "Per noi è stata una sorpresa positiva sentire dire, per la prima volta da un uomo delle istituzioni, che chi sa deve farsi avanti". Cucchi continua a chiedersi, con la moglie Rita e con la figlia Ilaria, "il perché di quello che è successo", "ci sono stati, nei confronti di nostro figlio, una sciatteria e un cinismo incredibili". E aggiunge: "Sopravviviamo per merito dei nostri nipoti, Valerio e Giulia, di 12 e 6 anni. Loro sono il nostro futuro. Cerchiamo di farcela per loro. Ma anche per la memoria di nostro figlio e per tutti coloro che, come lui, subiscono ingiustizie. In questi anni ci siamo resi conto che il caso di Stefano è solo la punta di un iceberg. Tenteremo tutte le strade nelle istituzioni nazionali e, se non otterremo giustizia, andremo anche alla Corte europea".

Cucchi spiega che in un casale di famiglia vicino Tivoli si sta pensando ad un progetto per un centro per tossicodipendenti ed ex carcerati in collaborazione con il Ceis "per far lavorare queste persone sfortunate che devono reinserirsi nella società. E dimostrando anche il nostro attaccamento alle istituzioni. Siamo cittadini italiani e crediamo nello Stato e nella giustizia".