Crisi, per la Bce la ripresa in Europa sta rallentando

La ripresa perde slancio. Le speranze che si erano accese all’inizio dell’anno sull’economia europea si stanno attenuando. E’ questo il messaggio, non proprio confortante contenuto nel bollettino di luglio della Bce. Le Borse europee, complice anche la situazione difficile della banca portoghese Espirito Santo perdono piu’ dell’uno e mezzo per cento. "Le prospettive economiche dell’area dell’euro si stanno orientando al ribasso".

In particolare, secondo la Banca centrale europea, "i rischi geopolitici nonche’ gli andamenti nei paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero essere in grado di influenzare negativamente le condizioni economiche, anche tramite effetti sui prezzi dell’energia e sulla domanda mondiale di beni e servizi provenienti dall’area dell’euro". Secondo l’Eurotower "un altro rischio al ribasso e’ connesso a riforme strutturali insufficienti nei paesi dell’area nonche’ a una domanda interna inferiore alle attese". Gli indicatori economici a tutto giugno lasciano poche speranze in quanto, secondo il rapporto, "segnalano il procedere di una ripresa molto graduale nel secondo trimestre del 2014". A tirare un po’ su il morale ci pensa la Banca d’Italia che invece spera molto nelle misure espansive annunciate da Draghi. Le nuove regole dettate a Francoforte avranno un impatto per 120 miliardi di euro, che saranno disponibili per le Piccole e medie imprese.

Ancora, la liquidita’ che la Bce si appresta a erogare da qui al 2016, attraverso le nuove operazioni Tltro (aste di nelle quali concede liquidita’ agli istituti, vincolate alla concessione di prestiti all’economia) potra’ comportare per le banche italiane un ammontare fino a 200 miliardi di euro. Anche la Bce dedica una sezione del suo bollettino alle Pmi. Certifica che la contrazione del credito ha portato a costi di finanziamento molto piu’ alti in Italia e Spagna. L’andamento disomogeneo in Europa dei tassi sui prestiti "soprattutto a partire dal 2011, suggerisce considerevoli differenze per le piccole imprese localizzate in Francia e Germania, da una parte, e in Italia e Spagna dall’altra. Simili disparita’ riflettono probabilmente sia il contesto economico e il rischio sovrano associato sia i rispettivi costi della raccolta delle banche nazionali", spiega la Bce. In particolare, "tra le aziende italiane e spagnole, non solo il livello assoluto dei tassi bancari era sostanzialmente piu’ elevato rispetto alle imprese francesi e tedesche, ma anche i maggiori premi versati dalle Pmi" in termini di interessi bancari "rispetto alle grandi aziende sono aumentati considerevolmente nel 2011 e nel 2012". Per quanto riguarda le variabili macro-economiche le "prospettive di inflazione a medio-lungo termine per l’area euro restano in linea con l’obiettivo di mantenerli su livelli inferiori ma prossimi al 2%".

Man mano che le misure lanciate dalla Bce a giugno si trasmetteranno all’economia, inoltre, "contribuiranno a riportare i tassi di inflazione in prossimita’ del 2%". In prospettiva i tassi "si attesteranno sui livelli attuali per un prolungato periodo di tempo, in considerazione delle attuali prospettive di inflazione". Il consiglio direttivo "e’ unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato qualora si rendesse ancora necessario affrontare rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato". Per questo la Bce e’ "fermamente" determinata "a salvaguardare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione a medio-lungo termine".