CORONAVIRUS | Parla il docente di comunicazione politica: ecco cosa non ha funzionato

Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica all’Università di Roma Tre: “Uno degli elementi che fa emergere difficoltà è il fatto che la comunicazione vuol dire tante cose, ci sono tanti soggetti titolati a comunicare, da tanti punti di vista. Un una dittatura certe situazioni si gestiscono meglio”

Il Prof. Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica all’Università di Roma Tre, è intervenuto su Radio Cusano Campus e riguardo il ruolo della comunicazione nell’emergenza Coronavirus ha spiegato: “Viviamo in una realtà in cui la comunicazione è diventata assolutamente centrale, uno degli elementi principali in molti ambiti, quindi incide sulle vicende politiche ed economiche. In una situazione d’emergenza come questa, la comunicazione è uno degli elementi importanti nella gestione dell’emergenza stessa. Ci si è trovati di fronte ad una situazione del tutto inedita, di cui non si conoscono gli sviluppi. L’aspetto di crisi quindi è stato accentuato”.

“Uno degli elementi che fa emergere difficoltà è il fatto che la comunicazione vuol dire tante cose, ci sono tanti soggetti titolati a comunicare, da tanti punti di vista. Da un lato c’era la comunicazione delle istituzioni che ha la finalità di gestire la situazione, di porre rimedio all’emergenza. Poi c’è un altro tipo di comunicazione che è quella informativa. I giornali ragionano da un altro punto di vista. Il racconto dell’informazione in Italia si nutre anche di un aspetto di eccezionalità, è stato un racconto giocato molto spesso sull’emotività”.

“Poi c’è un’altra area che è quella politica. Quando parla la politica non parla né con la logica della gestione, né con il punto di vista dell’informazione, ma con una logica di opportunità politica. Abbiamo avuto quindi tre tipologie di comunicazioni diverse che molto spesso non collidono. Ci sono stati quindi messaggi contrastanti”.

“In una dittatura è molto più facile gestire queste operazioni, perché ci sono pochi soggetti titolati a comunicare, c’è l’abitudine a non discutere ciò che viene comunicato dall’alto. In una situazione di crisi la comunicazione dovrebbe essere convergente, rassicurante. Qui invece è emersa una discrepanza tra la logica nazionale, l’autorità centrale e quella locale”.

“L’informazione italiana gioca molto sul registro dell’emotività. Molti di quei giornali però rispondevano anche ad una logica politica. I giornali di centrodestra schierato contro qualunque cosa facesse il governo. Ognuno ha ragionato con le sue logiche”.

“La comunicazione dei cittadini attraverso i social? Credo che sia lo specchio di quello che succede nel Paese, dubito che dall’utilizzo dei cittadini dei social possa derivare una sorta di etica o di ecologia della comunicazione. Anzi, i social sono i luoghi dove emergono le pulsioni più dirette, le fake news, è uno sfogatoio, quindi non è il luogo di un’elaborazione fredda delle cose che avvengono”.