Consolato di Barcellona, Schirò: “Dal governo risposte interlocutorie”

“Sarà doveroso da parte mia continuare a monitorare costantemente la situazione del Consolato di Barcellona perché i responsabili consolari e il personale non siano lasciati soli”

Consolato Generale d'Italia a Barcellona

“Il Consolato italiano di Barcellona è certamente uno dei terminali della nostra amministrazione all’estero maggiormente soggetta negli ultimi anni ad una forte pressione di lavoro e di contatto con i connazionali. I numeri a tale riguardo parlano chiaro: gli iscritti Aire crescono con una media di 8.000 all’anno ed oggi hanno superato le 90.000 unità; nel 2018 i documenti rilasciati sono aumentati del 35% e agli stessi livelli sono grosso modo le trascrizioni di stato civile; non è meno pressante la richiesta di intervento da parte di numerosi studenti Erasmus e di un nutrito gruppo di turisti e viaggiatori occasionali tra le centinaia di migliaia che frequentano l’area della circoscrizione consolare”. Lo dichiara in una nota l’On. Angela Schirò, Pd, eletta nella ripartizione estera Europa.

“La risposta a questa ondata così alta di esigenze la si deve in larga misura alla dedizione e alla produttività del personale a vario titolo in servizio. Esso, infatti, da agosto 2017 a inizio 2018, registra ben 7 unità in meno presenti in sede, una situazione giunta al limite della sostenibilità e comunque non procrastinabile, dal momento che lo stesso consolato ha avvertito gli utenti che per il semplice rinnovo del passaporto ormai è necessario presentare la richiesta con non meno 6 mesi di anticipo.

Sono queste le ragioni che mi hanno indotta a interrogare il Ministro degli esteri per sapere quali iniziative straordinarie si propone di assumere di fronte ad una situazione tanto al limite e, in particolare, se non ritenga di reintegrare immediatamente il numero di unità di personale mancanti per aumentarlo poi gradualmente in base alle acclarate necessità.

Alla mia interrogazione ha risposto in questi giorni il Sottosegretario Merlo riconoscendo la condizione di forte esposizione di quel Consolato, ma collocando comunque le soluzioni non in una prospettiva immediata, come avevo richiesto, ma di medio periodo.

Il tempo necessario perché l’inversione di tendenza in ordine alla reintegrazione dell’organico del MAECI, determinatasi con la legge di bilancio per il 2018 del Governo Gentiloni, nella quale si è disposta l’assunzione di oltre 300 unità, possa incominciare a dare i suoi frutti e perché si possano avviare le procedure per l’assunzione delle 350 unità stabilite dalla finanziaria 2019, che sono comunque congelate per disposizione della stessa legge fino alla metà di novembre di quest’anno. In ogni caso, le pur cospicue assunzioni in corso o ancora semplicemente programmate serviranno solo a livellare le uscite per raggiunti limiti di età previste per il prossimo biennio.

Nell’immediato si sta cercando di sopperire ad alcune urgenze con la mobilità in rete di personale in assegnazione temporanea, come è avvenuto a Barcellona, dove sono stati inviati fino a primavera inoltrata due funzionari e dove inoltre si è avviata la procedura per la sostituzione di un’altra unità in procinto di andare in pensione. Quanto al personale a contratto, è stata autorizzata l’assunzione di un’unità, nel lotto dei 100 contrattisti del 2018, ma per sostituire un dipendente in aspettativa; per il resto bisognerà attendere che diventino fruibili i contrattisti previsti nel lotto del 2019, in tempi non ancora definibili”.

“Insomma – conclude la deputata Pd, l’impressione che se ne ricava è che gli sforzi che si stanno compiendo sono volti più ad evitare che la situazione peggiori ulteriormente che a costituire i presupposti perché si risalga la china. Per questo, sarà doveroso da parte mia continuare a monitorare costantemente la situazione del Consolato di Barcellona perché i responsabili consolari e il personale non siano lasciati soli a gestire una complessa e difficile realtà”.