Come misuriamo le guerre, dal numero dei barili di petrolio o dei morti? – di Emanuele Esposito

È un periodo difficile per la politica internazionale a causa degli eventi tragici che hanno scosso un’Europa addormentata e stanno cambiando gli equilibri geopolitici. Dinanzi all’intensificarsi delle azioni scellerate del terrorismo di matrice islamista, gli Stati e la Nato si trovano in grande confusione, anche perché tra chi sostiene questi schizzati mentali ci sono Paesi arabi con cui l’occidente e la stessa Italia mantengono rapporti di amicizia e scambi commerciali.

È inutile ormai ribadire ancora come siamo arrivati a questo punto, come la Libia e la Siria attuali siano figlie dei nostri errori, come abbiamo creduto di poter esportare la democrazia e invece abbiamo esportato, insieme alle armi che vendiamo, la morte, quella vera e non quella della play station. Gli errori sono stati commessi sia dai governi di destra che da quelli di sinistra, quindi evitiamo di fare propaganda politica con la dietrologia e cerchiamo di essere uniti almeno su questo argomento, perché chi ieri ha colpito Parigi domani può colpire Roma.

E’ certamente difficile trovare il bandolo di una matassa così intricata, ma qualcosa di buono tutti insieme possiamo fare per reagire al ricatto della paura: non rinunciare alla normalità, non smettere di condurre una vita normale, non cambiare il nostro modo di vivere. Se ci faremo prendere dal panico saremo fregati e avranno vinto loro.

Per quanto riguarda la politica, azzardo una mia ipotesi: prima di tutto bloccare le spedizioni di armi verso i Paesi Arabi, che direttamente o indirettamente aiutano questi pazzi (gli amici Sauditi sono tra i primi in Medio Oriente a comprare armi dal nostro Paese usandole ufficialmente e da anni contro lo Yemen, un Paese che ormai di fatto non esiste più); poi fermare la vendita del petrolio da parte dell’Isis: c’è qualcuno che compra ed è complice se non  terrorista a sua volta.

Le soluzioni ci sarebbero, ma certo non posso essere io a prospettarle; io non sono nessuno, anche se se conosco bene quel pezzo di Arabia e ho la vaga impressione che le stragi continueranno: sono troppi gli interessi in ballo e chi se ne frega se migliaia di persone muoiono, anche il tabacco fa morti mentre gli Stati incassano fior di milioni.

Le tante storie intorno all’origine del terrorismo sono in realtà una balla inventata dai poteri forti, dalle multinazionali di armi o di petrolio allo scopo di averne il controllo totale; e forse quelli dell’ISIS combattono contro la supremazia di Paesi sedicenti democratici per fregarli e prendere possesso delle materie prime. Gli americani o gli europei sono legittimati a farlo, se lo fanno dei ribelli per allargare il proprio territorio li chiamiamo terroristi.

Perché non si dice nulla contro l’Arabia Saudita, dove la democrazia non e’ il fiore all’occhiello, anzi rischi la pena di morte solo se dici qualcosa contro la monarchia? Sta avvenendo per un giovane che aveva 17 anni all’epoca dei fatti, oggi ne ha 21, Ali Al-Nirm: partecipo’ a una manifestazione antigovernativa, una manifestazione e non un atto terroristico. L’Arabia Saudita ha uno dei peggiori record al mondo nel campo dei diritti umani. Negli ultimi decenni, violando totalmente le leggi internazionali, il Paese ha incarcerato e giustiziato decine, per non dire centinaia, di cittadini, usando l’alibi della sicurezza nazionale e della religione per suscitare terrore nella popolazione. Da  quando e’ salito al trono il re Salman nel gennaio del 2014, il suo regno si è tinto di rosso col sangue degli innocenti. Si stima che l’Arabia Saudita abbia giustiziato 175 persone lo scorso anno, con una media di una ogni due giorni, secondo quanto dichiarato da Amnesty International. Lo Stato ha ucciso 102 condannati solo nei primi sei mesi del 2015, e tra questi vi sono anche bambini e disabili. Eppure noi con questo Paese ci facciamo affari! 

Qual e’ il confine tra quello che e’ giusto e quello che è sbagliato? Uccidere un ragazzo di 21 anni solo perché ha protestato contro il suo governo e’ lecito e democratico? Qualcuno più bravo di me mi deve spiegare perché  l’Arabia e’ legittimata ad ammazzare un innocente  mentre in Siria con Assad o piuttosto in Libia quando c’era Gheddafi la stessa cosa e’ un crimine contro l’umanità! Quello che l’Arabia sta facendo nello Yemen e’ legittimo? Basandoci su quale legge umana legittimiamo un Paese che ammazza dei civili? Le guerre, gli atti terroristici, gli atti di violenza e di sfregio dei diritti umani non hanno mai ragione di esistere; il problema e’ che esistono le armi, le aziende che le fabbricano, le persone che ci lavorano,  e gli interessi borsistici. Quindi ci sono le guerre giuste e quelle no, dipende da chi le fa e da chi le sostiene.