Columbus Day, ma per quanto ancora? – di Roberto Zanni

Negli Stati Uniti il Columbus Day, il giorno di Colombo, divenne una ricorrenza, un giorno di vacanza per la prima volta nello stato del Colorado, era il 1907. Poi da quel momento sono passati 30 anni per trasformarlo in una festa federale, riconosciuta in tutti gli States. Ma la scoperta dell’America, il viaggio di Cristoforo Colombo, è stato celebrato fin dai tempi coloniali. Nel 1792 New York e altre città degli USA, ricordarono il 300º anniversario dello sbarco nel nuovo mondo. Cento anni dopo, il presidente Benjamin Harrison invitò tutta la popolazione americana a festeggiare il 400º compleanno della scoperta del nuovo continente. E durante quest’ultima ricorrenza insegnanti, predicatori, poeti e politici usarono il giorno di Colombo e delle sue caravelle, il 12 ottobre, per inculcare nella popolazione gli ideali di patriottismo. Si parlava di sostenere le guerre, di cittadinanza, di fedeltà alla nazione e di celebrare il progresso sociale. Era il 1892.

Ma al tempo stesso accanto a questi ideali che venivano accomunati al Columbus Day di oltre un secolo fa, i primi italiani d’America, le prime lievi ondate di emigranti, quasi pionieri, trovarono il Columbus Day come il giorno ideale, il momento perfetto per celebrare il patrimonio, la loro cultura oltre oceano.

Ecco allora, e si ritorna al Colorado, che Angelo Noce, a Denver, prima generazione di italiani negli States, si adoperò affinchè il Columbus Day fosse trasformato in una ricorrenza festiva. Per passare dal Colorado allo stato federale ci vollero anni, ma sotto la spinta dei Knights of Columbus e di Generoso Pope, influente italiano nato in provincia di Benevento e poi diventato, negli USA, businessman ed editore di giornali, il Congresso e il presidente Franklin Delano Roosevelt fecero del 12 ottobre una ricorrenza federale sotto il nome di Columbus Day.

Dal 1970 poi venne fissata quella festività per il secondo lunedì di ottobre. E lunedì prossimo sarà nuovamente il Columbus Day negli Stati Uniti, ma come sta succedendo da tempo, non più per tutti. Le defezioni aumentano, le più recenti, di peso anche, in ordine di tempo riguardano le città di Minneapolis, nel Minnesota e di Seattle, Washington State, quest’ultima poi ufficializzerà il proprio addio proprio lunedì prossimo, non più Columbus Day, ma Indigenous People’s Day. Anche Bellingham, sempre in Washington State, città di quasi novantamila abitanti, sta scegliendo la stessa strada. Un cammino già da tempo intrapreso da Hawaii, Alaska, Oregon e South Dakota che non riconoscono il Columbus Day, sostituito con altre ricorrenze che vanno dal Native American Day al Discoverers’ Day, mentre altri stati ancora l’hanno tolto dal novero delle festività pagate ai lavoratori governativi.

Berkeley, in California, è stata invece una delle prime città americane a distanziarsi. Ecco allora che alla vigilia del nuovo Columbus Day, mentre New York si prepara per la parata più importante d’America e San Francisco alla più antica, mentre gli italo-americani, con la ricorrenza, hanno l’opportunità di ribadire l’attaccamento alle loro origini, la ribellione guidata dai nativi americani si fa sempre più forte. Ecco allora che, forse anche sentendo queste voci sempre più roboanti, Staten Island ha deciso, pur adducendo altre motivazioni, di non effettuare per strada la propria parata. Un ulteriore segno che forse il Columbus Day ha i giorni contati?

Ad Hamilton, nel New Jersey, il Mercer County Italian American Association alla vigilia del secondo lunedì di ottobre di quest’anno ha invece inaugurato una statua dedicata al navigatore genovese. Una controtendenza? A Seattle, quando si è cominciato a discutere e a votare l’abolizione del giorno di Colombo, la comunità italiana ha manifestato il suo appoggio per la creazione di un ‘Indigenous Day’, ma non il secondo lunedì di ottobre. "Per la maggior parte degli italoamericani – ha sottolineato Audrey Manzanares durante una seduta del consiglio comunale di Seattle – il Columbus Day è simbolo di orgoglio, fa parte del nostro patrimonio culturale". Ma non è questo il punto: non si tratta di date, si tratta di quello che rappresenta Cristoforo Colombo per i nativi americani, e cioè morte, schiavitù, stupri e violenze. E poi c’è anche chi aggiunge che alla fine Cristoforo Colombo, pur essendo italiano, quando scoprì l’America era al servizio della Spagna. Motivazioni contrapposte, un pezzo di storia che adesso viene riletto più a fondo, mettendo in rilievo anche gli aspetti brutali di quella scoperta. Gli italiani, aggiungono poi i fautori del cambiamento, hanno tanti esempi di umanità, perché tenersi proprio Colombo?