Clima, Obama lancia il Clean Power Plan per un mondo più pulito (VIDEO)

Il presidente degli Stati Uniti vuole un mondo più “green” e lancia il Clean Power Plan, un Piano per un mondo più pulito. E subito il piano Obama per tagliare le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra irrompe nella corsa alla Casa Bianca. La candidata di punta dei democratici, Hillary Clinton, ha affermato di sostenerlo con convinzione ed ha attaccato gli sfidanti repubblicani che, a suo dire, non offrono alcuna alternativa credibile al riscaldamento globale. "E’ un buon piano e, se diventerò presidente, lo difenderò", ha assicurato. Da destra invece il senatore Marco Rubio ha definito "catastrofico" l’aumento delle bollette elettriche che ne deriverebbe, mentre l’ex governatore della Florida Jeb Bush ha detto che e’ un piano "irresponsabile".

Intanto il dibattito è aperto. L’Osservatore romano in un articolo di taglio centrale in prima pagina, intitolato "Addio al carbone", sul nuovo piano per la riduzione dei gas serra scrive: “La difesa dell’ambiente e’ stato uno dei punti forti dell’azione dell’Amministrazione in questi ultimi anni"; "la strada delle riforme non sara’ affatto facile", e "c’e’ anche la sfida politica: Obama rischia di veder perduto il capitale politico fin qui accumulato".

Annie Leonard, direttrice esecutiva di Greenpeace Stati Uniti, afferma: il Clean Power Plan "e’ un importante passo avanti negli sforzi che stanno facendo gli Stati Uniti per affrontare i cambiamenti climatici, ma chiunque abbia seguito i recenti sviluppi scientifici sa che e’ profondamente inadeguato da solo". "Se il governo Obama vuole davvero lasciare un’eredita’ positiva su questo fronte e un pianeta in cui i nostri figli possano vivere, deve fermare le trivellazioni e l’estrazione dei combustibili fossili di proprieta’ pubblica e bloccare i pericolosi piani di trivellazioni petrolifere della Shell nell’Artico".

Lo scienziato esperto di clima Sergio Castellari, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e dell’Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia, spiega: “E’ sicuramente un buon segnale che il secondo Paese emettitore di gas serra al mondo voglia aumentare l’impegno di tagliare le emissioni di CO2 al 30-32% rispetto ai livelli del 2005, alzando quindi la percentuale dal 26-28% indicato nel novembre scorso nell’accordo con la Cina. E’ un’onda positiva in vista delle negoziazioni alla Cop di Parigi ma comunque e’ un impegno inferiore rispetto a quello piu’ ambizioso dell’Unione Europea di riduzione del 40% dei gas serra al 2030 rispetto ai livelli del 1990".