Alla ricerca delle meduse perdute usando come fossile guida uno ‘zoo di vetro’: dalle Hawaii alla Stazione Navale di Napoli una biologa marina della Cornell University a Ithaca, nello stato di New York, si e’ imbarcata in una ricerca sugli invertebrati del passato. Complici dell’avventura sono i molluschi marini di una straordinaria collezione creata da un padre e un figlio, artisti del vetro dell’Ottocento. La collezione Blaschka e’ composta da 570 sculture anatomicamente perfette di creature delicate e rare, meduse del mare aperto, piovre e polipi, anemoni di mare, calamari e nudibranche: le creazioni da Leopold e Rudolph Blaschka, padre e figlio, appassionati cultori delle forme di vita piu’ disparate che abitano il fondo del mare.
La collezione, che Cornell ha acquistato dagli stessi Blaschka per il suo museo scientifico, e’ stata minuziosamente ripulita e restaurata. C. Drew Harwell, la biologa marina responsabile del museo, la sta usando come ‘capsula del tempo’ per verificare quante di quelle creature, cosi’ comuni 150 anni fa, possino ancora trovarsi oggi nel fondo dei mari. Gli oceani stanno cambiando rapidamente con un aumento del 30 per cento dell’aciditra’ negli ultimi 200 anni, ha spiegato la Harwell al New York Times: ‘Un riscaldamento delle acque e’ letale in molti mari tropicali e piu’ o meno ovunque registriamo significativo inquinamento delle coste e delle attivita’ di pesca’. E’ questa dunque una occasione d’oro per paragonare la ricchezza di vita del passato con un oceano drammaticamente in pericolo, ha detto la biologa che alle Hawaii ha trovato e filmato le sifonofore, le stesse creature che nel 1853, durante un viaggio di Leopold Blaschka dall’Europa in America, crearono la straordinaria bioluminescenza a meta’ Atlantico ispirando l’artista a creare modelli che sono adesso nella collezione di Cornell.
Dalle Hawaii a Napoli. Il Mediterraneo era l’epicentro delle attivita’ dei i Blashka e la Stazione Zoologica Anton Dohrn aveva fornito ai padre e figlio alcune delle specie vive che divennero modello del loro zoo di vetro: come l’Eledone moschata e la Apolemia uvaria, lunga sei metri e capace di dominare le acque del Mare Nostrum.
































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