Civati, ‘nuovo partito? Se è una cosa minoritaria non ci sto’

"Fuori dal Pd c’è un sacco di roba, uno spazio sconfinato, che aumenta ogni giorno e quando leggeranno i sondaggi veri, scopriranno che in Liguria, per fare un esempio, la Paita non la vota più nessuno, cresce l’area di sinistra e Toti rischia di vincere. Soprattutto per la debolezza della candidata del Pd…". Lo afferma Pippo Civati, deputato dimissionario del Pd, in una intervista alla Stampa. E alla domanda se ora nascerà il partito della Cgil risponde: "Fino a qualche mese fa Susanna Camusso diceva: un partitino non ha senso. Giorni fa ha detto: non voto più Pd. Significa che c’è un’apertura di credito, una curiosità. Noi dovremo dimostrare di non essere velleitari perché se viene fuori una cosa minoritaria, io non ci sto, smetto di far politica. Non sono mai stato considerato affidabile dai sindacati, perché penso debbano cambiare, dopodiché sono diventato un loro paladino perché Renzi dice che non servono a niente".

"Lavoro, eguaglianza, che è concorrenza leale, premio per chi lo merita e non meritocrazia. E un valore che metterei al primo posto per questa nuova area politica: una sinistra che si batta per una maggiore umanità. Contro il cinismo, l’incoerenza tattica, un racconto sincero della realtà" ma "guai se prevalessero i particolarismi o la sinistra parolaia. Dobbiamo incalzare il Pd con progetti realizzabili. Sul reddito minimo: parole alte ma anche dimostrare come si può fare".

Dei suoi colleghi della minoranza Pd dice: "Mi hanno detto: non chiederci di uscire, per ora non si muove nulla. Ma tutti si rendono conto che nell’opinione pubblica sta accadendo qualcosa di molto importante. Come sarà dimostrato dai voti al Pd".

Civati spiega che dopo il suo annuncio dell’addio al Pd, Matteo Renzi non lo ha chiamato: "Credo che abbia buttato via il mio numero" mentre Bersani "mi ha chiamato. Credo che si renda conto che la ditta se la sono comprata le multinazionali. E si rende conto che la sua gente è in crisi".

Renzi "picchia soltanto a sinistra e quasi mai a destra, qualcosa vorrà dire. Ma se tu abitui la gente a pensare a destra, poi c’è qualcuno più a destra di te che vince le elezioni". Inoltre ricorda così il suo incontro col premier: "La ‘scintilla’ scoccò al telefono. Era l’agosto 2010. Mi disse: ho appena lanciato la rottamazione, ho tirato giù un muro, domani mi uccidono tutti, ho bisogno di metterla in positivo. Tu organizzi begli eventi, perché non diciamo assieme cosa direbbe in positivo la nuova generazione, la nostra? La sfida era allettante, mandare via quelli di prima non era sbagliato. La prima incomprensione clamorosa è nata quando lui andò ad Arcore, senza dirmi nulla. Tra l’altro io abito lì vicino, passava quasi da casa mia. Facemmo assieme la prima Leopolda, litigammo e per tre anni seguì il silenzio, poi un giorno una telefonata… Mi disse: vediamoci in gran segreto a Firenze… stavamo per sfidarci alle Primarie del 2013! Nessuno ne ha mai saputo nulla. Dopo tre anni di sberle, si creò un clima alla Salvatores. E anche se lui ha un talento da imbonitore, fu un incontro piacevole. E infatti non c’è una questione personale contro di lui. Una grossa divergenza politica".