Chi bacia la pantofola di Renzi? – di Marco Zacchera

Una giornata come martedì 16 settembre, presa a caso. Si comincia alla mattina presto con le news televisive che dedicano l’80% del tempo alla querelle con l’Europa e il nostro premier nelle parti del prode difensore degli italici diritti. Segue “La Stampa” che titola a tutta pagina “Meno tasse per gli artigiani”. Bella notizia, strano che nessun altro quotidiano ne dia conto. Leggi e scopri in una pagina interna che “è allo studio un taglio delle tasse per gli artigiani”. Al concreto nulla, una “notizia-non notizia” che certo non meritava il taglio di apertura, ma giustifica la “marchetta” del solito titolone “pro Renzi” del quotidiano Fiat.

In serata si accodano tutte le TV in un’orgia di presenze PD nei talk-show televisivi. Verso le 21.30 contemporaneamente si possono vedere Prodi, i ministri Tiraboschi e Serracchiani e Renzi stesso, con riprese pur vecchie di due giorni, riproposto da Bari.

Non mi scoccia l’evidente violazione di “par condicio” (ma se qualche anno fa noi avessimo solo osato fare lo stesso, quante galline sarebbero insorte denunciando la morte del pluralismo informativo?!), ma mi irrita il tono melenso delle interviste tutte uguali, ammiccanti, senza mai una domanda “vera” o un poco imbarazzante.

D’altronde l’inginocchiatoio è intasato, c’è la coda per baciare la pantofola alla corte del premier. Perfino il primo giorno di scuola è stato “vernissage” per capi, capetti e sotto-capetti di governo con le TV al seguito ad immortalare.
 
E l’opposizione? Scusate, ma quale opposizione? Messa purtroppo la mordacchia a Salvini e alla Meloni è un assordante silenzio che sottolinea incertezza, divisioni, soprattutto incapacità.  Al dilagare di Renzi si può forse pensare di opporsi e di costruire una opposizione seria riproponendo ancora Berlusconi? Evidentemente no, anche perché i due ormai vanno a braccetto, ma con il principale della ditta (ovvero Renzi) che ha capito da tempo come tenersi buono lo spompato ex Cavaliere.

Renzi spopola soprattutto perchè di oppositori veri e credibili non ce ne sono, nessuno che abbia un minimo di idee alternative, che esprima volontà di riscatto diventando speranza per il futuro e che, soprattutto, abbia lo spazio per poterlo esprimere. Accomodatevi, prego, il carro del vincitore forse ha ancora qualche posto, ma bisogna affrettarsi.
 
Pur con queste premesse trovo comunque squallido e volgare attaccare Renzi per vicende personali legate a suo padre: quando la smetteremo con la malapolitica dei pettegolezzi?  Così come noto che – perlomeno – Renzi a parole chiede e propone cambiamenti giusti, direi spessi ovvi e trasversali, ma i freni tirati contro ogni rinnovamento sono espressi proprio nel suo stesso partito, quel Pd che sta diventando una palla al piede per chiunque cerchi di cambiare questo paese, cui si accodano Sel (ed è comprensibile) ma anche il M5S, il che non solo è incomprensibile, ma una grande delusione.

Qui sta infatti tutto il gioco e soprattutto il bluff di Matteo Renzi: proporsi con riforme di buon senso, con frasi “di destra” che colpiscono l’immaginario collettivo anche di chi non lo ha votato. Un quotidiano “effetto-annuncio” ampiamente riportato e amplificato dai media cui però (purtroppo) non fanno seguito azioni concrete.

Non sempre è poi facile capire se le “colpe” sono sue o di chi gli impedisce di riformare oppure – nel rincorrersi di un grande gioco – se a Renzi non facciano perfino comodi i freni della Camusso, delle lobby e dello stesso Pd, perché così può scaricare su altri i suoi fallimenti al grido di “io vorrei, ma vedete bene che non mi lasciano lavorare!”. Certo i risultati di Renzi sono per ora praticamente nulli, mentre i mesi corrono e l’Italia sta precipitando, come tutti possono prenderne atto.

*già deputato PdL, ex sindaco di Verbania