CGIE, lettera a Gentiloni: ‘ripristina i 65 Consiglieri eletti all’estero’

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Continua la polemica che ruota intorno al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. La nuova ripartizione dei seggi all’interno del CGIE non piace a nessuno. Intere zone del mondo sono poco o per nulla rappresentate all’interno dell’organismo. E già si sono fatte sentire le prime voci di protesta, arrivate da alcuni Comites, da diversi parlamentari eletti all’estero, da rappresentanti del CGIE, di movimenti politici e associazioni. E la protesta continua.

Nelle scorse ore due consiglieri CGIE residenti negli Usa, Silvana Mangione, vice Segretario Generale per i Paesi Anglofoni Extraeuropei, e Augusto Sorriso, componente del Comitato di Presidenza, hanno preso carta e penna e hanno scritto al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (e per conoscenza all’Ambasciatore d’Italia a Washington, Claudio Bisogniero).

Scrivono Mangione e Sorriso: “On. le Ministro Gentiloni, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che Lei presiede ex lege, è: ‘L’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità italiane all’estero’. A seguito della istituzione della circoscrizione estero sarebbe opportuno procedere ad una riforma organica della sua legge istitutiva, che risale al 1998, ma con la trasformazione in legge di un decreto inserito in un maxi-decreto su cui è stata posta ed ottenuta dal Governo la fiducia, le uniche riforme divenute cogenti diminuiscono il numero delle riunioni e dei Consiglieri, alterando gravemente la rappresentatività e la composizione del CGIE”.

“I Consiglieri eletti all’estero passano da 65 a 43. La precedente tabella di attribuzione delle rappresentanze ai diversi Paesi teneva conto di una serie di criteri oggettivi di grande sensibilità politica – ma mai sanciti per legge – quali gli iscritti all’AIRE, il numero degli oriundi, il numero dei Consolati e dei Comitati degli Italiani all’Estero, il peso economico e politico dei Paesi di riferimento, sia nei confronti dell’Italia che a livello mondiale, e la loro estensione territoriale. Il già citato decreto impone invece le iscrizioni all’AIRE come unico criterio nella distribuzione dei Consiglieri, applicando il quale i Consiglieri eletti per l’Europa passerebbero da 26 a 24, quelli per l’America Latina da 23 a 14 e quelli per i paesi Anglofoni extraeuropei da 16 a 5 così suddivisi: 2 agli Stati Uniti, 1 ciascuno ad Australia, Canada e Sud Africa, Paesi questi ultimi che guidano o fanno parte del G7 e G20. Ciò porterebbe al vero snaturamento del CGIE in Consiglio Generale degli Italiani in Europa, visto che ai 24 si sommerebbero i 23 Consiglieri di nomina governativa, italiani residenti in Italia”.

“Tutte le proposte presentate per superare questa evidente svista di valutazione – sottolineano Mangione e Sorriso nella loro lettera a Gentiloni – si sono arenate contro il comprensibile egoismo dei Paesi che conquisterebbero un numero maggiore di Consiglieri. L’unica soluzione possibile è il ripristino dei 65 Consiglieri eletti all’estero suddivisi in base alla tabella iniziale, certi che il risparmio (fra l’altro di piccola entità) auspicato dal decreto è ottenibile attraverso l’uso delle nuove tecnologie per le riunioni ristrette e la convocazione di un numero minore di incontri in presenza”.

La conclusione dei due consiglieri CGIE: “In questo senso, Signor Ministro La preghiamo di voler intervenire al più presto, affinché non si perda il plusvalore per il Sistema Paese della rete italiana all’estero costruita negli anni anche attraverso la costruzione dell’attuale piramide di rappresentanza, imitata da altri Paesi. RingraziandoLa per la cortese attenzione, certi che vorrà adoperarsi per sanare questa inaccettabile situazione, le porgiamo i nostri più cordiali saluti e auguri di Buon Lavoro”.