Caro Silvio, occhio al cerchio magico (e alla topa) – di Leonardo Cecca

Caro direttore,

         ho letto con molto interesse il tuo articolo "Forza Italia è gay, Silvio si è rincoglionito?", nel quale fai una fotografia implacabile ma precisa di un grande uomo: Silvio Berlusconi. Non mi intendo di politica, ma ho apprezzato ed ho ammirato questo uomo che dal nulla ha costruito un impero e che, non avendo mai navigato nel torbido mondo della politica, nel 1994 fondò un partito ed in appena due mesi spazzò via quella "gioiosa macchina da guerra" con la quale Occhetto sperava di insediarsi a palazzo Chigi e, forse, anche al Quirinale. Spazzò via tutti i politicanti ed i comunisti restarono con le terga per terra.

Berlusconi aveva, e sicuramente ha ancora, grandi idee, che esponeva, a differenza dei quaquaraquà, in modo chiaro, ma ebbe la sfortuna di circondarsi di sciacalli, suscitò l’odio dei comunisti che si avvalsero anche dell’opera odiosa di alcuni magistrati. Il Quirinale, da parte sua, non si tirò mai indietro in questo gioco al massacro.

Tutte queste cose avrebbero stroncato definitivamente chiunque, ma lui è ancora sulla breccia a fare quel poco che può e ciò dimostra la sua grande levatura, anche morale, rispetto a tutti gli altri. Credo che potrebbe ancora dare molto all’Italia, ma i fattori che lo hanno portato al forzato ridimensionamento sono ancora lì, sempre più affamati come iene e sciacalli ed inoltre con gli anni ha perso parte di quello smalto che lo ha sempre contraddistinto.

Purtroppo, con il tempo, sembra che il male, la “topite” (la passione, meglio, l’ossessione per la “topa”, come hai scritto tu nel tuo editoriale), che lo ha sempre perseguitato, sia diventato più virulento, tanto da produrre degli sbandamenti. Dalle mie parti c’è il detto: "Tira più un pelo di topa che cento paia di buoi", e se pensiamo che Berlusconi viene tirato da funi fatte con peli del genere, le conseguenze possono essere solo disastrose.