Caro Salvini, come puoi respingere chi fugge da fame e guerra? – di Margherita Genovese

Si fa presto ad accostare i nomi dei Matteo più popolari in questo momento, e i giornali giocano nei titoli. Il successo della manifestazione milanese contro l’immigrazione clandestina ha dato al nuovo segretario della Lega Matteo Salvini l’imprimatur del leader popolare in crescita, favorito perfino nel nome messianico che lo accomuna a Renzi, evocato nei talkshow che si nutrono di gossip più che di politica seria. E’ in crescita Salvini, naturalmente rispetto alle brutte cadute del suo partito nell’inferno del cerchio magico bossiano e degli scandali su assessori e tesorieri.

L’attuale otto per cento della Lega Nord può far pensare che i due simpatici omonimi pischelli siano paragonabili rispetto al consenso elettorale? Francamente mi sembra un azzardo. Oltre alle sostanziali differenze di merito e di metodo, se proprio si vuole un commento da Bar dello Sport, diciamo piuttosto che uno parla alla pancia e l’altro parla al cuore del Paese. Io so da quale parte stare.

E credo anche che la maggioranza degli italiani abbia capito che nascere in un Paese in guerra o in povertà non può segnare fatalmente il destino di un uomo. Chi per fuggire da morte certa nella sua terra affronta il rischio di altra morte in mare non può essere considerato un abusivo o un nemico da respingere, ma un uomo coraggioso che va aiutato a cambiare la sua sorte. Anche tra gli italiani ci sono molti parassiti che "cazzeggiano" per le strade e nelle piazze e nemmeno cercano lavoro. Forse sono puliti e ben vestiti, ma per loro esiste l’aggravante dell’abulia e della presunzione del diritto ad essere mantenuti dallo Stato. E a proposito di fortuna: se vivere in Italia non è come vivere in Libia o in Siria, come può proporre un fortunato Salvini di rispedire in quei Paesi infelici intere famiglie in fuga? La ricerca della felicità vale per tutti gli uomini, nessuno escluso.