Caro Renzi, ma dov’è la ripresa dell’Italia? – di Antonio Gabriele Fucilone

Il premier Matteo Renzi parla di "ripresa dell’Italia". Forse io dovrò cambiare gli occhiali, ma questa ripresa non la vedo e così la pensano tante persone. In realtà, una ripresa economica c’è ma è minima e non è certamente dovuta all’azione di questo governo. Si deve ringraziare, infatti, il "Quantitative easing" messo in atto dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, il quale ha messo soldi in circolo, e alla decrescita del prezzo del petrolio. Si può parlare di "congiuntura internazionale più favorevole" rispetto ad altri anni. Questo governo ha fatto molto poco, per non dire che non ha fatto nulla.

Anzi, a ben guardare il governo si perde in cose non prioritarie, come la questione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. La ripresa è minima e non dipende certo dall’azione dell’esecutivo: l’Italia sta solo "seguendo la corrente".

Per una vera ripresa servono un vero taglio delle tasse, comprese quelle sui carburanti, un vero taglio della spesa pubblica, una vera riduzione della burocrazia, una seria riforma della giustizia che garantisca certezza della pena e del diritto, una politica infrastrutturale seria, una politica energetica seria (che dovrà fare calare il costo dell’energia elettrica) ed anche lo stop all’immigrazione clandestina, che è un costo enorme. Così si possono porre le basi di una vera ripresa economica.

In caso contrario, l’Italia andrà avanti molto lentamente e finché la congiuntura internazionale sarà favorevole, ma al primo intoppo (come un crollo dell’economia asiatica o la crisi di una banca) ripiomberà nella crisi più nera.