Carabiniere ucciso, il magistrato Caselli: “La foto del detenuto bendato? Può essere un boomerang contro l’inchiesta”

“Tra la gravità dell’omicidio e la foto del criminale bendato passa la stessa differenza tra l’Everest e il cavalcavia, ma sono entrambi fatti scorretti”

Il magistrato Giancarlo Caselli è intervenuto su Radio Cusano Campus sul caso del carabiniere ucciso, la foto del criminale bendato e le polemiche sul sistema giudiziario italiano fragile: “Il carabiniere ucciso è ovviamente indiscutibilmente un eroe, caduto mentre faceva il suo dovere nell’interesse generale – ha affermato Caselli -. L’Arma ha fatto un’indagine esemplare. Poi però c’è la brutta storia della fotografia, che è qualcosa di idiota e irresponsabile, sia farla, sia esibirla come un trofeo di caccia. Il detenuto è sacro per definizione, deve essere tutelato, protetto da qualunque violenza e trattamento degradante, soprattutto se è sotto le mani di un’autorità pubblica che gli ha tolto la libertà. Questa tutela della persona privata della libertà personale è un principio costituzionale, ma anche di civiltà e buonsenso, perché con questa foto si sono aperte delle fenditure”.

“Può essere un boomerang contro l’inchiesta, contro il nostro sistema giudiziario, contro l’Arma dei Carabinieri che adesso si vede offesa da questa fotografia. Addirittura un’offesa al carabiniere morto. Bisogna però anche sottolineare che il procuratore generale Giovanni Salvi, che non è uno che parla a vanvera, dice che tutto è regolare e i suoi diritti sono stati garantiti. E poi c’è la reazione dell’Arma che ha detto che il fatto è inaudito, è stata aperta un’inchiesta e il carabiniere in questione è stato trasferito. Questo trasferimento significa fare di un centravanti un magazziniere”.

“C’è anche un altro punto: gli americani ci stanno dando lezioni. Ma ognuno deve guardare in casa propria. Non posso non ricordare che non sempre hanno condotto i processi per terrorismo in maniera inappuntabile. Chi critica pensi anche a se stesso qualche volta”.

“Infine, le polemiche politiche di cui sembra che il nostro Paese non possa fare a meno. Che il carabiniere ucciso sia la vittima principale è fuori discussione. Tra la gravità dell’omicidio e quella foto passa la stessa differenza tra l’Everest e il cavalcavia. Ma sono entrambi fatti scorretti. Inoltre la foto del Generale Dalla Chiesa oltre che di Falcone e Borsellino su questo omicida bendato stona. Per capire perché hanno divulgato quella foto ci vorrebbe uno psicologo. Le spiegazioni possono essere molteplici. Può essere uno sfogo d’ira. Oppure il trofeo che deve essere esibito, questa è l’ipotesi peggiore”.

Sul boss della camorra Raffaele Cutolo che, intervistato da Il Mattino, ha detto che è meglio la pena di morte rispetto al trattamento che gli è stato riservato: “I detenuti sottoposti al 41bis possono rilasciare interviste se sono autorizzati. Ma nell’intervista c’è una serie di cose che pongono interrogativi. Sul piano personale, le sue condizioni di salute che sarebbero gravissime, anche se andrebbe verificato. Nel nostro Paese c’è una certa tendenza ad essere giustamente rigorosi sui responsabili dei delitti di mafia e più tolleranti con altri, non faccio nomi. Lui si lamenta che la figlia sta per compiere 12 anni e il 41bis farà in modo che possa vederla solo dallo specchio. Questa però è la legge. Dobbiamo ricordarci com’era il trattamento dei detenuti per mafia in carcere prima del 41 bis, era ad aragoste e champagne. Quindi pazienza. A me preoccupano le cose che ha detto sul sequestro Moro. Poi sa tutto sul caso Cirillo di cui però non parla. In generale è depositario di segreti, ma non vuole collaborare. I benefici per i detenuti sono previsti nel nostro Paese solo per chi decide di collaborare. E non è che sia un ricatto, è un ravvedimento operoso. Se Cutolo vuole usufruire di questi benefici collabori”.