Cara Bonino, gli italiani all’estero non se lo meritano! – di Luigi Reale

"Potendo, manterremmo tutte queste sedi e ne apriremo delle altre. Ma questo non è possibile nè utile”: parole del ministro degli Esteri, Emma Bonino, a margine della X conferenza degli ambasciatori. Quindi lei non ritiene utile dare servizi a milioni d’italiani all’estero?

Gentile Ministro, le sedi in questione sono quasi tutti consolati che svolgono servizi essenziali per gli italiani stessi. Molti sono solo sportelli consolari come quello che ci avete chiuso a Bedford, piccoli e semplicissimi uffici con contrattisti locali (sottopagati). Uffici un pò tristi, senza lampadari di cristallo, quadri pregiati, mobili in ebano e stucchi dorati. Uffici – i più belli con muri bianchi, qualche bando di concorso appeso sulle pareti scaduto da mesi, una o due piante morenti e qualche sedia di plastica per sedersi aspettando il proprio turno – che producono in termini d’incasso tre o quattro volte di più rispetto le spese per mantenerli.

Ogni cosa che si fa lì ormai si paga. Una semplice delega o procura, 10 minuti lavorativi, costa 40 euro circa; e così via per tutto il giorno, dei “pela soldi” che fruttano molto in termini d’incasso allo Stato italiano. Vitali e ben pagati da tutti gli italiani che per qualsiasi ragione si trovano all’estero ed è proprio questa parte della struttura consolare “più semplice”, “più popolare” che viene chiusa. Lei, nel suo discorso alla X Conferenza degli ambasciatori il 19/12/2013, al cospetto anche del Capo dello Stato, continua a confondere le ambasciate con i consolati, ma chiude i consolati. Quest’ultimi hanno la loro ragione d’essere per servire gli italiani, cioè dove sono gli italiani e non in paesi dove non ci sono; cosa diversa sono le ambasciate. Mi scusi, ma è come se un pasticciere non sappia la differenza che c’è tra zucchero e sale.

Sempre nel suo discorso lei ha sottolineato come spesso una rappresentazione “distorta” confonda la “necessaria opera di modernizzazione e di recupero di efficienza della Pubblica amministrazione, con una critica che ne occulta i meriti, ne svilisce le competenze e, soprattutto, perde di vista il contributo essenziale che queste danno e possono dare alla ripresa del paese”. Ma Signor Ministro, di quale efficienza sta parlando? Lei fa finta di non sapere, ma se una cosa non funziona tutti lo scoprono all’estero, anche gli investitori stranieri appena entrano in contatto con l’amministrazione; non parlarne è come nascondersi dietro un dito, tutt’altro che rappresentazione “distorta”, è il contrario, a Roma è distorta.

Da quando lei è salita alla Farnesina per rinnovare un passaporto all’estero si è passati da 3 a 5 mesi d’attesa, una carta d’identità da 4 a 6, e così anche per gli altri servizi, questo in un Consolato Generale come quello di Londra, il secondo più grande al mondo. Non è colpa di coloro che operano in questa struttura – fanno quello che possono ed anche di più a volte -, ma delle scelte politiche che hanno determinato questo stato di cose.

Dopo aver già eliminato ben oltre il 10% della rete consolare questa situazione è comune ovunque, tutto intasato, e l’avevamo già previsto che finisse così. Provi anche lei in incognita a chiedere un appuntamento di quel tipo, vada sui siti consolari e segua le istruzioni; provi a telefonare semmai ai numeri d’emergenza, si immedesimi un po’ nei panni di una persona normale, di un quarto di milione d’italiani che vivono a Londra, la prego lo faccia!

Prima era una rete consolare con certe sue efficienze e con tanti sprechi, oggi è una rete consolare intasata e con molti sprechi ancora. Faccia una moratoria sulle chiusure in corso, rifletta su soluzioni alternative serie per sopperire alle esigenze di milioni d’italiani all’estero, tagli realmente gli sprechi dove ci sono e ascolti gli organi rappresentativi degli italiani all’estero democraticamente eletti, così come la legge chiede, e forse poi anche gli italiani all’estero le vorranno bene. La rete dipomatica-consolare è un valore comune di tutti, non va massacrata, ma migliorata. Come lei, forse più di lei, siamo pienamente d’accordo nel sostenere che l’attività quotidiana di tutto il personale della Farnesina sia una grande risorsa per il Paese, ma il personale stesso va messo in condizioni di poter operare in una struttura funzionale, altrimenti sono solo parole di circostanza.