Per Fli e Udc la proclamazione del risultato elettorale suona come una campana a morto e i due partiti, dissanguati dall’abbraccio mortale con la neo formazione politica di Mario Monti, ne prendono atto. Il confronto con il deludentissimo risultato del voto, li consiglia di fare i conti con la fine di un’epoca anche se le formazioni di Fini e Casini non gettano definitivamente la spugna: la precaria situazione politica li convince a provare a restare ancora un po’ alla finestra prima di chiudere definitivamente con la loro esperienza politica, nella speranza che il tempo possa curare la ferita sanguinante del voto del 24 e 25 febbraio. E lo fanno prendendo due strade diverse anche se, nella sostanza, il risultato e’ lo stesso: in un modo o nell’altro l’attuale gruppo dirigente dovra’ farsi da parte. Lo capisce Gianfranco Fini che si presenta alla direzione di Fli assumendosi tutta la responsabilita’ della debacle. Lo capisce Pier Ferdinando Casini che, proprio per non intralciare la richiesta di resa, neppure si presenta all’assemblea del suo partito. Una mossa che non manca di suscitare malcontento tra i suoi: fuori dall’hotel Marriot, dove si riunisce il consiglio nazionale Udc, alcuni delegati non nascondono la delusione e per il leader scudocrociato si arriva a fare il paragone con il comandante Schettino, quello che abbandona la nave nel momento in cui sta affondando. Lui si spiega in una lettera: ‘ E’ necessario che il dibattito sia scevro da ogni condizionamento personale e da ogni riguardo nei miei confronti’. E se anche per i due partiti non viene formalizzato al momento alcun azzeramento dei vertici, la strada sara’ quella. Fli annuncia che nelle prossime settimane sara’ avviato ‘un ampio confronto che si concludera’ con un’ Assemblea di fondazione che vedra’ protagonista una nuova generazione e un nuovo gruppo dirigente’. L’Udc, con un solo voto contrario e due astenuti, approva la relazione del segretario Lorenzo Cesa che convoca un congresso per fine aprile. Poi pero’ lui stesso annuncia che si fara’ da parte: ‘ho fatto il segretario per tanti anni. E’ arrivato il momento di rinnovare il partito. Abbiamo tanti giovani leoni sul territorio’.
Casini traccia il bilancio della sua esperienza in una lettera: ‘Dall’atto di fondazione dell’Udc – scrive l’ex presidente della Camera – ho dedicato a questo partito ogni mia energia con convinzione e passione. Sta a voi giudicare se i risultati, nel corso di questi 10 anni, siano stati all’altezza delle aspettative. Per quanto mi riguarda, so che una stagione si e’ chiusa’.
Anche Fli decide per ora di non sciogliersi ma il senso del comunicato che, come racconta Fini, e’ stato ‘limato’ per sei ore e’ chiaro: ‘tutto dovra’ essere rapidamente azzerato in termini organizzativi perche’ la responsabilita’ dell’insuccesso, nobilmente assunta in prima persona dall’On. Fini, grava sull’intera classe dirigente’. Sara’ un nuovo contenitore a tenere insieme quei ‘valori non negoziabili che furono alla base della nascita di Fli’. Se per ora il partito non chiude i battenti sciogliendosi subito e’ perche’, spiega Roberto Menia, ‘ci sono degli statuti e delle regole da rispettare’. Non ultima, presumibilmente, la chiusura del contenzioso sul patrimonio che fu di An. Ma, avverte l’ex senatore Euprepio Curto, ‘il simbolo e’ bruciato. Un partito allo 0,4% alle elezioni non ha futuro se rimane cosi’ come e’, occorre andare oltre’. Fabio Granata e’ ancora piu’ esplicito: ‘Ci sara’ un’assemblea di fondazione per un nuovo soggetto politico. Fli e’ finito’.
































Discussione su questo articolo