Due proiettili, calibro 7,65. In una busta gialla, affrancatura Poste Italiane. Anonimo il mittente, ma non troppo, facilmente individuabile dal contenuto del plico: la camorra che infesta, domina, dispone, impone regole in un territorio zona dove lo Stato latita, non c’è. La zona a vesuviana a Est di Napoli, nel quadrilatero della sopraffazione e della violenza, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellamare di Stabia.
Il vulcano sembra guardare tutto, ma in quanto montagna il Vesuvio non può disporre. Il messaggio intimidatorio, chiaramente di camorra, era diretto al direttore di Metropolis Tv, il giornalista Giovanni Taranto. Metropolis è la televisione del vivace quotidiano omonimo diretto da Giuseppe del Gaudio. L’organo di stampa con sede a Castellamare di Stabia: una voce forte, alta, costante, martellante contro la camorra. Il giornale della denuncia continua, senza un attimo di sosta. Il quotidiano del coraggio. La camorra minaccia Metropolis”, ha titolato e denunciato in prima pagina Metropolis. Sommario: proiettili in busta per fermare 40 giornalisti. “Questa è una professione che non puoi fare di profilo. Una vita che non puoi vivere da defilato, nascosto dietro il dito”, commenta fiero il direttore Taranto, non una bava di paura, proprio niente. L’atto intimidatorio a mezzo proiettili 7,65 era diretto a lui, ai suoi colleghi della redazione, ai giudici antimafia, a esponenti delle forze dell’ordine, che nei mesi scorsi hanno partecipato al programma “Cosa loro”. Dieci puntate in prima serata, ogni venerdì, comprese nel palinsesto dell’emittente televisiva che si occupa del malaffare della camorra nella zona vesuviana. Un viaggio dentro l’organizzazione criminale da Ercolano a Castellamare passando da Torre del Greco e Torre Annunziata. Totale solidarietà hanno espresso al direttore e ai giornalisti di Metropolis l’ordine e l’associazione della stampa. C’è preoccupazione per questa recrudescenza di intimidazioni da parte dell’organizzazione camorristica.
I due proiettili in busta gialla e poche righe sgrammaticate. Insulti e minacce. Giovanni Taranto, il direttore, è fermo sulla linea della denuncia chiara, precisa, urlata, ad ogni costo. “Molte cose non puoi viverle dalle retrovie. Certe verità non puoi raccontarle se non sei andato a scavare nei mondezzai, tra il vomito, il sangue, la merda”. Un impegno civile forte, non solo il rispetto dell’etica del vero giornalista di cronaca conoscitore delle situazioni. Anche le più scabrose. “Questo non è il primo messaggio intimidatorio che la camorra indirizza a Metropolis”, ricorda il direttore. “Semplicemente è l’ennesimo”. Il penultimo è della fine dello scorso anno. Gli esponenti del clan D’Alessandro piombarono nelle edicole di Castellamare vietando agli edicolanti, con minacce e intimidazioni, la vendita del quotidiano che aveva pubblicato la notizia del presunto pentimento di Salvatore Belviso. Il killer imputato nel processo per l’omicidio del consigliere comunale del Partito Democratico, Luigi Tommasino. La vicenda delle minacce agli edicolanti trovò ampio spazio anche nei giornali internazionali. “Noi andiamo avanti, non ci fermiamo. Come al solito, come sempre, come ogni giorno”, s’impegna il direttore di Metropolis TV, da anni in trincea. La lotta intelligente alla camorra continua. “E non perchè non ci sia scelta. Ma proprio perché c’è”.
La scelta di Metropolis trova conforto e sostegno nelle forze pulite della Campania. Identificabili dei rappresentanti delle Istituzioni che erano intervenute negli studi di Metropolis durante la trasmissione “Cosa loro”. Giudici, pubblici ministeri dell’Antimafia, e altri ancora. Il coro nobile di chi ha raccontato la propria vita in prima linea contro la camorra. Le voci che hanno urtato la suscettibilità dei clan criminali, messi sotto accusa con argomenti inoppugnabili. Fatti, non ipotesi o voci. Metropolis ha denunciato alla magistratura l’azione intimidatoria. E ha fatto di più: l’ha sbattuta in prima pagina con l’approvazione convinta dell’intera redazione. Quaranta giornalisti con la penna in fuori e la testa alta. Guerrieri del pensiero contro un esercito infinito. Quello della camorra.
































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